QUANDO IL DUCA SI STANCÒ

di Michele Tetro
Una carrellata sul cinema western crepuscolare

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Sergio Leone ha davvero rinnovato il cinema western? Ma certo che no… Leone ne ha inventato una sua variante, poi ripresa in varie altre salse, copiata, parodiata, siringata in altri contesti. Ma lui ne era motore immobile. Perché si trattava di una sua invenzione, completamente avulsa dal vero storico, dalla tradizione dalla memoria western e dalla psicologia dei suoi personaggi… che è e resta cosa americana. E l’uomo che davvero ne ha rinnovati i fasti (anche solo oscurandoli, mostrandone il vero lato crepuscolare) è ovviamente un americano. Un duro, un ubriacone, un puttaniere, un fuckin’ son of a bitch, un despota sulla sedia di regista, un piantagrane, un guerriero… a man who walks alone. Mr. Sam Peckinpah, Bloody Sam, il vero cantore del western sporco e della sua violenza, antimitologico e anticonvenzionale, realistico e brutale, antieroico e malinconico, lo specchio in cui l’America avrebbe potuto davvero riflettersi senza l’illusione posticcia di un qualcosa creato ad hoc per fare bella figura retroattiva, fregiandosi di un medioevo artificiale fatto di onore ed ideali che in realtà mai furono.

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Con Sergio Leone e Clint Eastwood in Per un pugno di dollari nasce il western all’italiana, imponendosi prepotentemente e lasciando un pesante segno sulla futura produzione USA (agli americani piace!). Vede però la luce all’insegna di una mistificazione di partenza, inerente alla costruzione fisica del film e ai suoi stessi contenuti: i familiari paesaggi del western classico, la Monument Valley, i deserti, i villaggi, le praterie, i confini tra Messico e Stati Uniti sono in realtà location del sud della Spagna, l’Almeria, dove la maggior parte degli spaghetti-western è stata realizzata (aggiungendovi anche le periferie deserte alle porte di Roma). Anche il pistolero senza passato incarnato da Clint Eastwood (che non credeva affatto in quel film, destinato invece a renderlo un divo, e se ne tornò in USA senza nemmeno averlo visto) è falso: si tratta in realtà del samurai solitario Toshiro Mifune di kurosawiana memoria e la stessa storia narrata nel film è un plagio bello e buono del nipponico La guardia del corpo (o La sfida del samurai), di Akira Kurosawa, 1961.

Locandina_MWSLVQuella notte in cui il rude Tom Doniphon, nascosto nell’ombra del saloon, fece fuoco contemporaneamente all’imbelle Ramson Stoddard, quest’ultimo sfidato a duello dall’iracondo ed ubriaco bandito Liberty Valance, il Mito del West fu la reale vittima di quella pallottola fatale. Il cowboy eroico e solitario tace la verità per amore della donna che finirà sposa di Ramson, l’avvocato idealista ed integerrimo diventa senatore per un’azione di giustizia mai commessa, per una falsa verità, così radicata ormai nella memoria locale che una volta scoperta sarà comunque impossibile far sì che la Storia si possa correggere, poiché “…quando i fatti si trasformano in leggenda, si rende pubblica la leggenda.” 
L’uomo che uccise Liberty Valance, 1962, pellicola amara e malinconica, è il penultimo western di John Ford: i grandi spazi sono lontani o assenti (tutto il film si svolge prevalentemente in interni, tra una cucina ed un saloon), i personaggi non sono più completamente bianchi o neri, l’epopea del West è macchiata dalla mistificazione. Il pioniere tutto di un pezzo, uomo d’azione fondamentalmente onesto, che solo John Wayne è stato capace di incarnare con monolitica adesione al ruolo, muore portando con sé il suo segreto: sulla sua tomba, e sulla tomba di un certo cinema western, solo un piccolo cactus in un vasetto, deposto dalla donna amata ma non posseduta. Un fotogramma da non dimenticare.

michele_tetro-smallMichele Tetro è nato a Novara nel 1969: scrittore e giornalista, laureato in storia medievale con la tesi Fantasia eroica e medioevo inventato nell'opera di Robert E. Howard.·Fulminato sulla via di Damasco, a circa tre-quattro anni, da una precoce visione di 2001: odissea nello spazio, si interessa di fantastico, in tutte le sue forme, e di narrativa di genere.

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