VENDICATORI UNITI: L’INCREDIBILE HULK

Scritto da  Andrea Carlo Cappi

The_Hulk_160x219Il 1962 fu un anno particolarmente creativo: non solo quello in cui i Beatles dilagarono nel mondo, 007 arrivò sullo schermo e Diabolik comparve in edicola in Italia, ma anche quello in cui la newyorkese Marvel varò alcuni dei suoi personaggi più duraturi. L’incredibile Hulk – dove hulk sta per “omaccione”, molto meno suggestivo se tradotto in italiano – è uno di questi, creato dall’infaticabile Stan Lee e dal grande disegnatore Jack Kirby. Lee, il cervello della Marvel, si ispirò consapevolmente a due classici, Frankenstein e Dr. Jekyll, trasportandoli nell’era atomica. Forse oggi può sfuggire l’intenso legame culturale tra «la bomba», la paura di massa e la fiction, ma in quegli anni di ultrapositivismo scientifico-tecnologico, fortemente rispecchiato dai fumetti, dalla televisione e dal cinema, il timore che per colpa della hybris degli scienziati qualcosa andasse storto era un sano anticorpo al trionfalismo quotidiano.

Fatto sta che il professor Bruce Banner, impegnato nella realizzazione di una bomba gamma per conto dell’esercito USA (personificato dal generale 'Thunderbolt' Ross e dal suo assistente Glenn Talbot) e felicemente fidanzato con la figlia del generale, Betty Ross, rimane vittima di un tragico incidente: uno sventato teenager si infila nell’area test poco prima di un’esplosione sperimentale e Banner si precipita a salvarlo, restando investito da un’ondata di radiazioni. Il teenager, Rick Jones, resta illeso, anche se sarà condannato a diventare la spalla di Banner nei primi anni della serie e, successivamente coinvolto nell’universo dei supereroi, quella di Capitan Marvel. Ma Banner rimane contaminato: apparentemente illeso, ha la brutta sorpresa di trasformarsi in una creatura gigantesca e quasi decerebrata, pronta a distruggere tutto ciò che incontra.
Dapprima colorata di grigio, la creatura, soprannominata «The Hulk», viene virata al verde per esigenze di colorazione. Anche se i primi numeri, nelle ristampe e nelle edizioni estere, vedono un Hulk verde già dalle origini, negli anni a venire il personaggio tornerà a essere occasionalmente grigio. Così come i motivi della metamorfosi, che si replica principalmente quando il povero Banner è soggetto e stress o paura, vengono ulteriormente spiegati con traumi infantili o sdoppiamenti della personalità antecedenti alla contaminazione, e nell’ulteriore versione della collana Ultimate anche con l’assunzione del siero del super-soldato, lo stesso che in un’altra celebre serie a fumetti aveva trasformato Steve Rogers in Capitan America.
Oggetto di serie di cartoni animati e di un sorprendentemente riuscito ciclo di telefilm e tv-movie con Bill Bixby (Banner) e Lou Ferrigno (The Hulk) alla fine degli anni ‘70, il gigante verde è stato puntualmente portato sul grande schermo negli anni 2000 insieme a molti altri personaggi della Marvel, in due pellicole rispettivamente del 2003 e del 2008, che tuttavia non sono l’una il seguito dell’altra, per un curioso cambio di progetti in corso d’opera dei Marvel Studios, la compagnia di produzione di Stan Lee.
Il primo, Hulk, è concepito come un film d’autore dal regista cinese Ang Lee (nessuna parentela con Stan), reduce da La tigre e il dragone, che realizza un’opera visivamente affascinante: ci sono un ampio uso dello split screen, inquadrature che sembrano fotografie magistrali, una straordinaria attenzione ai cambi di scena che rende originale e interessante ogni singola dissolvenza incrociata, una selezione di scenari che sembra davvero frutto di un regista straniero che vuole prendere il meglio dei panorami statunitensi. C’è anche una notevole scelta degli interpreti: Eric Bana nel ruolo di Banner, Jennifer Connelly in quello di Betty, Nick Nolte in quello del padre di Banner, Sam Elliott in quello di Ross e Josh Lucas in quello di un Talbot molto più bastardo di quanto fosse nei fumetti. Hulk non ha più un interprete “fisico”, ma è interamente realizzato al computer. La sceneggiatura si concede persino un momento squisitamente teatrale, con un monologo di Nick Nolte che – se fosse stato recitato in un film senza mostri – avrebbe potuto valergli l’Oscar.
Ma proprio queste ambizioni autoriali, unite a un’eccessiva complessità delle origini di Hulk a livello di sceneggiatura, determineranno l’accantonamento a posteriori della pellicola. Qui Banner diventa Hulk perché vittima a) degli esperimenti di eugenetica che il padre ha condotto su se stesso, trasmettendo una mutazione al figlio non ancora nato; b) un trauma infantile; c) un’esposizione accidentale ai raggi gamma; d) l’esposizione simultanea ai nanomeds, particelle originariamente concepite per curare soldati esposti a radiazioni in zone belliche, ma non ancora sperimentate sugli esseri umani. Se il film è costruito proprio sulla ricostruzione del trauma originario e lo showdown finale è con il padre, che vuole diventare a sua volta un gigante mutato assorbendo le energie dal figlio, il tutto risulta difficilmente gestibile come inizio di un serial.

Hulk2_159x225Così il secondo film, L’incredibile Hulk, pur cominciando da Banner in fuga in America Latina (dove lo abbiamo lasciato alla fine della pellicola precedente; splendido l'inseguimento nelle favelas di Rio!) si presenta non solo con un cast differente, ma propone nella sequenza titoli un’origine del tutto diversa, in cui Banner si è sottoposto volontariamente a un esperimento con i raggi gamma: sembra una replica di quanto visto nella serie di telefilm anni ‘70. Stavolta sono in scena Edward Norton (Banner), Liv Tyler (Betty) e William Hurt (Ross) cui si aggiunge un inquietante Tim Roth nel ruolo di un militare che, a forza di sottoporsi a trattamenti e mutazioni per fronteggiare Hulk, diventa Abomination, un mostro ben peggiore di lui.
Nel micidiale cocktail di Abomination c’è anche, guarda caso, il siero del super-soldato del professor Reinsteinlo stesso usato per “produrre” Capitan America, in vista del progetto cinematografico su I Vendicatori che dovrebbe riunire appunto Iron Man, Hulk, Capitan America e Thor. Oltre ai cameo di Stan Lee e Lou Ferrigno in entrambi i film, infatti, nel secondo ce n’è uno di Robert Downey jr. nel ruolo di Tony Stark alias Iron Man, che contatta il generale Ross per parlargli dell’iniziativa “Vendicatori”. Evento che forse colloca cronologicamente L’incredibile Hulk dopo il successivo Iron Man 2. Ma di questo parleremo in un’altra occasione. Intanto i dvd dei due film di Hulk sono reperibili dalla Universal.

HULK (2003) di Ang Lee

L’INCREDIBILE HULK (2008) di Louis Leterrier


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