CACCIATORE DI FILM

Di Andrea Carlo Cappi 
Il cinema da scoprire e riscoprire in dvd

In piena Guerra Fredda, a metà degli anni Sessanta, il delegato all'ONU di un paese del blocco sovietico esplicita una formale protesta per l'invio da parte degli USA di carburante per missili in Turchia. Solo che c'è stata una svista: l'invio ha subito un ritardo e non è stato ancora effettuato, anche se l'annuncio era circolato nella intelligence community americana a Istanbul; quindi l'informazione può provenire solo da un traditore all'interno di una cerchia ristretta e il principale sospettato è un militare legato sentimentalmente a una profuga bulgara residente in Turchia, della quale si sono appena perse le tracce. La giovane abitava in un pensionato per ragazze gestito dall'esercito degli Stati Uniti, la residencia del titolo spagnolo del film, e da qui dovranno partire le indagini. Da questo spunto narrativo ha inizio un thriller spionistico tra i più professionali dell'eclettico, geniale ma incostante regista spagnolo Jesús Franco, che nel momento in cui scrivo questo articolo è morto da pochi giorni (per un curioso destino, precedendo di poco il collega Bigas Luna).

our-friends-in-the-north-british-drama-dvd-tv-series-f0e20Una serie televisiva della BBC datata 1996, una saga che si svolge tra Newcastle-upon-Tyne e Londra negli anni dal 1964 al 1995 e che tratta – fra l'altro – della corruzione nel Partito Laburista negli anni '60 o delle manovre ancora meno limpide del Partito Conservatore ai tempi della Thatcher, potrebbe sembrare più mainstream che... borderfiction. Ma in effetti è una grande lezione di come si scrive per la televisione, innestando elementi noir in un contesto a più voci che non è esclusivamente di genere e sfruttando costruzioni da thriller anche per raccontare vicende che non sono necessariamente di suspense.
Ad aumentare l'interesse dei lettori di questo sito potrebbe contribuire la presenza nel cast dei due attori lanciati da questo sceneggiato, Christopher Eccleston (interprete nel 2005 della classica serie britannica di fantascienza Doctor Who) e Daniel Craig (che per i fan di 007 non ha bisogno di presentazioni), insieme al grande Malcolm McDowell (il leggendario Alex di Arancia meccanica).

The_Hulk_160x219Il 1962 fu un anno particolarmente creativo: non solo quello in cui i Beatles dilagarono nel mondo, 007 arrivò sullo schermo e Diabolik comparve in edicola in Italia, ma anche quello in cui la newyorkese Marvel varò alcuni dei suoi personaggi più duraturi. L’incredibile Hulk – dove hulk sta per “omaccione”, molto meno suggestivo se tradotto in italiano – è uno di questi, creato dall’infaticabile Stan Lee e dal grande disegnatore Jack Kirby. Lee, il cervello della Marvel, si ispirò consapevolmente a due classici, Frankenstein e Dr. Jekyll, trasportandoli nell’era atomica. Forse oggi può sfuggire l’intenso legame culturale tra «la bomba», la paura di massa e la fiction, ma in quegli anni di ultrapositivismo scientifico-tecnologico, fortemente rispecchiato dai fumetti, dalla televisione e dal cinema, il timore che per colpa della hybris degli scienziati qualcosa andasse storto era un sano anticorpo al trionfalismo quotidiano.

GrintaL’arrivo in Italia de Il Grinta dei fratelli Coen e l’articolo di Valerio Calzolaio su Borderfiction a proposito del romanzo di Charles Portis da cui è tratto sono un ottimo pretesto per rispolverare i dvd dei due film interpretati da John Wayne nei panni di quel personaggio. Il primo Il Grinta è tuttora distribuito dalla Paramount, il sequel Torna El Grinta era in circolazione almeno fino a qualche tempo fa dalla Universal. Il film Il Grinta (True Grit), diretto da Henry Hathaway e sceneggiato da Marguerite Roberts sulla base del successo editoriale di Portis dell’anno prima, esce nel 1969, cioè “quando il Duca si stancò”, per citare il saggio sul western crepuscolare di Michele Tetro che potete leggere sempre su Borderfiction. Marion Robert Morrison in arte John Wayne, detto Duke, reduce dal politicamente controverso I berretti verdi e dal quasi dimenticato Uomini d’amianto contro l’inferno, torna al western passati i sessant’anni, ostentando un fisico persino più pesante di quello che esibirà in film successivi, sobbarcandosi commenti nello script come “vecchio e grasso.” Il suo personaggio è un antieroe ubriacone, che ha combattuto con i Confederati nella Guerra di Secessione, agli ordini del fanigerato capitano Quantrill, e ha perso l’occhio sinistro in battaglia. 


toxic_coverSe si vede l'inizio del trailer di questo film si può pensare che sia una pellicola sul filone di The Ring... che si trasforma in un film alla Quentin Tarantino. Se si guarda la copertina del dvd si può pensare piuttosto a un film d'azione che strizza l'occhio a Sin City. In realtà c'è un pizzico di tutto questo (ma senza sconfinare nell’horror o nel fumetto), con anche un paio di momenti di esilarante black comedy. Ma la parentela più stretta è quella con Memento, per quanto il risultato sia lontano dal livello del film di Chris Nolan. Forse perché il montaggio esagera un po' con virtuosismi ed effetti psichedelici che complicano più del necessario un film che, invece, richiede un'attenzione notevole ai dettagli... specie vedendolo in lingua originale senza sottotitoli. Ma vi assicuro che – se i vostri gusti sono abbastanza estesi – ne vale la pena. La storia è corale e apparentemente complessa, raccontata non in ordine cronologico bensì mediante continui passaggi da un momento all'altro della vicenda. Però, se non ci si lascia distrarre dalle numerose ragazze discinte (lo dico per il pubblico etero-maschile o lesbo-femminile: buona parte del film è ambientata in un titty bar con performer ben selezionate), alla fine il film è molto più coerente di quanto possa sembrare a prima vista. E sorge il desiderio di rivederselo per controllare se tutti i frammenti si incasellano al posto giusto... oltre che per riguardare le ragazze, s’intende.

Solo_quiero_caminar_168x238Noto anche come Just Walking, con il quale è stato presentato in giro per festival ramazzando premi, e Las bandidas (da non confondersi con il Bandidas western con Salma Hayek e Penelope Cruz), questo film è un noir che prende il titolo da un celebre brano flamenco scritto e interpretato da Paco e Pepe de Lucia. Nei cartelloni e nel trailer l’attore di punta è Diego Luna, divo messicano presente anche nel cinema a nord del confine, del cui ricco curriculum mi piace ricordare Ciudades oscuras, basato su Cronache di Madrid in nero del mio amico Juan Madrid. Ma in realtà il film ha un impianto piuttosto corale, in cui dominano i personaggi femminili: Victoria Abril, ahimé lontana dallo splendore dell’epoca almodovariana (anche se la sua voce ancora mi dà un brivido ogni volta che la sento) riprende il personaggio di Gloria Duque, prostituta riciclatasi come rapinatrice, dal film Nessuno parlerà di noi girato dallo stesso regista nel 1995; Ariadna Gil – già interprete de Il labirinto del fauno e di Hormigas en la boca tratto da uno splendido romanzo di Miguel Barroso – interpreta il personaggio principale, Aurora Rodriguez, rapinatrice con una predilezione per il flamenco che finisce in carcere dopo un colpo andato storto; le sue complici, oltre a Gloria, sono la la sorella Ana (Elena Anaya) e l’amica Paloma (Pilar Lopez de Ayala).

dvd_dandy_okIl titolo italiano del film fa pensare quasi a uno psychothriller, laddove quello britannico è più criptico: letteralmente significa “Un dandy in gelatina”. Più diretto il titolo dell’edizione spagnola Sentencia para un dandy o quello italiano del romanzo di Derek Marlowe (anche sceneggiatore della pellicola), pubblicato nel 1977 dai Gialli Garzanti come Un dandy in trappola. In realtà si tratta di un classico dello spionaggio della Guerra Fredda, per quanto poco conosciuto in Italia. La quarta di copertina del libro italiano alimentava la leggenda che esistessero due finali, uno per l’edizione inglese e uno per l’edizione americana. In effetti la chiusura del film differisce in qualcosa da quella del romanzo...

dvd_una_pistola_per_100_bare_okComincio subito dicendovi che prima di avere visto il film è meglio non leggere le voci dedicate a questo titolo né sul dizionario Farinotti né sullo specialistico Dizionario del western all’italiana di Giusti, visto che entrambe si premurano di svelare uno dei colpi di scena finali senza avere l’accortezza di mettere l’avviso spoiler. Tranquilli, io non ho intenzione di bruciarvi sorprese. In effetti il principale interesse della peraltro gradevole pellicola è costituito dal fatto di essere una delle rare (due) incursioni del maestro Umberto Lenzi nel western: l’altra è Tutto per tutto, anch’esso datato 1968. Per chi non lo sapesse, Lenzi, già regista di film d’avventura, sarebbe poi diventato un maestro del cinema giallo, sia nella sua accezione di thriller sia di poliziottesco. Avrò occasione di parlare spesso di lui... La necessità di dare un minimo di spazio ad alcuni stereotipi del western – il pistolero riluttante stile Shane (cioè Alan Ladd ne Il cavaliere della valle solitaria), il vecchio becchino simpatico, la ragazza del saloon, il predicatore lesto con la pistola – in un film di solo un’ottantina di minuti che ha anche parecchie idee originali, fa sì che non tutte le trovate vengano sviluppate come avrebbero potuto e non tutti i personaggi abbiano lo spazio narrativo che potevano guadagnarsi, ma il film resta un curioso esempio di spaghetti western con spunti inediti per il genere.

dvd_morte_dietro_la_porta_ok“Sono morto per voi, Doc. Perché voi non dovreste ricambiarmi il favore?” Questa frase, astutamente cambiata nel doppiaggio italiano (ricco del resto di cambiamenti di nomi di battesimo, modifiche dei giorni della settimana e persino battute di dialogo inventate di sana pianta) è una delle possibili chiavi di lettura del film. Che si apre difatti con la morte di Andy Brooks, bravo ragazzo americano appena uscito dal liceo e proiettato nella giungla del Vietnam, dove fa in tempo a veder morire il concittadino e amico Darren prima di essere a sua volta ucciso da un proiettile. È la sequenza che sfocia nei titoli di testa, commentati da una nenia che scopriremo poco dopo essere la preghiera serale prima del pasto di mamma Christine Brooks. Papà Charlie Brooks (John Marley, apparso in quegli anni ne Il padrino come il produttore Jack Woltz nella scena più splatter del film di Coppola, ma anche ne L’etrusco uccide ancora), invece, voleva che il figlio andasse in guerra e non fosse uno smidollato come sarebbe piaciuto alla mamma.

Demoni_di_fuocoSecondo Wikipedia, l'isola di Fara, nell'arcipelago delle Orkney (a nord della Scozia), risulta disabitata dagli anni '60. Night of the Big Heat, film di fantascienza del 1967 che riunisce tre nomi celebri del cinema horror britannico quali Christopher Lee, Peter Cushing e il regista Terence Fisher al di fuori del loro abituale punto di riferimento (cioè la leggendaria casa di produzione Hammer) ci spiega forse per quale motivo sull'isola non siano rimaste nemmeno le pecore, che in norvegese antico (fara, appunto) le hanno dato il nome.
All'epoca dei fatti, su Fara si trovano soltanto qualche allevatore di ovini, una stazione meteorologica, un barbone che vive in una grotta, un'officina meccanica e la locanda-pub The Swan, gestita dal signor Jeff Callum (Patrick Allen) – romanziere in cerca di quiete – e da sua moglie Frankie (Sarah Lawson). Come è noto, i romanzieri in cerca di quiete, in questo genere di storie, non ne trovano affatto. Il pub è il punto di riferimento per tutti e il medico del luogo, il dottor Stone (Cushing), praticamente ci vive, insistendo a non togliersi mai giacca e cravatta a dispetto della temperatura che supera ormai i 30 gradi Celsius.
Sì, perché mentre in Scozia, come sempre d'inverno, la neve scende copiosa, su Fara la temperatura raggiunge livelli inesplicabilmente tropicali, che cominciano a dare lievemente alla testa ad alcuni suoi abitanti. Specie quando sull'isola, a bordo di una MG spider bianca, sbarca Angela Roberts (Jane Merrow), la nuova assistente dello scrittore, venuta in realtà con la precisa intenzione di combinare guai.

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