DANIEL CRAIG: KILLER MISOGINO O TENERONE ROMANTICO?

Scritto da  Giancarlo Narciso

007_CR_DCAd alcuni, l’inaspettato successo di Casino Royale proprio non è andato giù e che fra questi ci sia perfino Tullio Kezich ci può anche stare; solo che, trattandosi del giudizio del più eccelso dei nostri critici cinematografici, pubblicato sul Corriere della Sera del 5 gennaio sotto l’impietoso titolo Delude il nuovo James Bond misogino killer a sangue freddo, un “decente rispetto per le opinioni del genere umano richiede che si dichiarino le ragioni,” come si diceva il 4 di luglio di qualche tempo addietro, di una condanna più inappellabile di quella di Saddam. Non è che Kezich a ciò si sottragga, solo che lo fa in termini che non ci convincono del tutto. Esordisce affermando che ben pochi fra gli estimatori del film devono avere letto il Casinò Royale di Fleming, lasciando capire che la pecca più grossa del film sia una certa mancanza di fedeltà al romanzo originale. A parte che nessuno si aspetta che un film sia fedele a un romanzo, verrebbe comunque da chiedersi se di Fleming, oltre a Casino Royale, Kezich abbia letto qualcos’altro. Se lo ha fatto, certamente ricorderà che solo le trasposizioni di Doctor No, From Russia with Love, Goldfinger, Thunderball e OHMSS hanno una certa affinità con i romanzi originali. In tutti gli altri episodi, spesso non veniva salvato che il titolo, almeno fino a che ci sono stati titoli da saccheggiare. Caso mai Casinò Royale si segnala proprio per essere il primo film negli ultimi trentasette anni a conservare nel soggetto diversi aspetti del romanzo a cui dichiara di ispirarsi. Poco, certo, ma è pur sempre un segnale.

Al Bond di Daniel Craig viene rimproverato di essere un killer a sangue freddo. E con ciò? Doctor No, primo film della serie, venne titolato in italiano Licenza di uccidere a ricordarci che, in quanto agente della sezione doppio zero del MI6, l’eroe è autorizzato a uccidere (e non a essere ucciso, come rammenta in apertura M al suo scapestrato agente sequestrandogli l’inaffidabile Beretta per sostituirla con una Walther PPK). Ruolo, quello dell’assassino, che Sean Connery interpreta con fin troppo zelo ammazzando a freddo e senza alcun motivo il perfido professor Dent, che oltretutto è l’unico testimone che potrebbe consentirgli di concludere la missione senza grossi problemi.

Certo, il nuovo Bond resta un killer, ma se non altro ha almeno un embrione di spessore psicologico che negli altri film mancava. Il primo 007 era il tipico prodotto di una Gran Bretagna che ancora non aveva fatto i conti con la fine dell'impero e della politica delle cannoniere, un dandy presuntuoso e pedante sfornato da Oxbridge, senza una preoccupazione al mondo al di fuori della termperatura del Dom Perignon e del dosaggio del suo Martini. Non se ne poteva più. Tanto che Craig strappa consensi a mani basse quando, al barman che gli chiede se il Martini lo vuole mescolato o agitato, risponde, "Le sembra che possa sbattermene qualcosa?" Almeno in originale, il doppiaggio italiano ha come al solito svilito la più bella battuta del film con un banale "Ma cosa vuole che me ne freghi?" Il Bond di Craig è un’anima tormentata, con un passato non facile, ha studiato a Oxford ma non è di famiglia abbiente, si veste come pensa che debba vestirsi la gente ricca e ha ovvi problemi a rapportarsi con il mondo.

Già, le donne. Questo Bond è misogino, dicono. Peggio di Mickey Spillane. A parte che pochi considererebbero il paragone con Spillane un demerito, a parte che Leslie Charteris una volta descrisse Bond come “Mickey Spillane con una vecchia cravatta di Eton,” come trattavano le donne gli altri Bond? Qualcuno si ricorda della scena di inizio di Goldfinger (1964), nella piscina di un albergo di Miami? Felix Leiter, in giacca e cravatta, si aggira fra i bagnanti. Vede Bond sdraiato bocconi. Al suo fianco una ragazza in bikini gli sta massaggiando la schiena.

“Sapevo che ti avrei trovato qui,” dice Felix, avvicinandosi.
Bond si alza: “Felix!” Poi, presenta i due: “Felix, dì ciao a Sydney.”
Felix:  “Ciao, Sydney.”
Bond: “Sydney, dì' addio a Felix.”
Sydney, presa alla sprovvista: “Ma…"
Bond, assestando una sonora sculacciata alla ragazza e allontanandola senza troppi complimenti: “Cose da grandi.”

Craig/Bond non dà pacche sulle chiappe alle donne. Invece, se ne innamora. E stavolta non è il goffo innamoramento da soap opera di George Lazenby, che in OHMSS decide di sposare Diana Rigg con lo stessoSean_Connery trasporto con cui avrebbe potuto scegliere una cravatta. Craig si lascia andare, getta alle ortiche la sua armatura, la carriera, il lavoro, tutto. E quando resta fregato, è tutto il mondo (insieme a un palazzo veneziano) a crollargli addosso. Misogino questo? Diciamo piuttosto un tenerone.
L’ultima critica mossa al film è di essere soprattutto un action movie. Ora, sarebbe un po’ il caso di metterci d’accordo e capire che ogni considerazione sul ventunesimo episodio (o ventiduesimo se contiamo Mai dire mai) di una serie va fatta nel contesto della serie stessa. Etichettare con spregio Casinò Royale come action movie è un po’ come stroncare Star Wars perché è un film di fantascienza. Casinò Royale è dichiaratamente un film d’azione e di intrattenimento e ha ben poco senso considerarlo come qualcosa di diverso. Non crediamo peraltro che nemmeno Kezich si aspettasse di trovarsi di fronte a un nuovo Ladri di biciclette, Vite vendute o L’arpa birmana. E come film d’azione, Casinò Royale è un prodotto più che decoroso, decisamente il migliore della serie, con un plot ragionevolmente credibile, una buona tensione narrativa e un eroe non privo di un certo magnetismo animale che riempie la scena.

Daniel Craig non aveva un compito facile. L’elegante e bello Pierce Brosnan, pur penalizzato da script che gridavano vendetta al cielo, vedi La morte può attendere con il suo codazzo di palazzi di ghiaccio e auto invisibili, stava riscuotendo un notevole successo fra i fans della serie che, convinti di aver finalmente trovato il vero erede di Sean Connery, avevano osteggiato il suo defenestramento dando vita a un sito, www.danielcraigisnotbond.com, in cui dicevano di Craig tutto il male possibile. In realtà, intenso e crudele, Craig aveva già dato segno di poter essere un buon Bond in Munich di Spielberg, dove interpretava il ruolo del sabra disposto a uccidere senza esitazioni chiunque rappresenti un pericolo alla sopravvivenza di Israele, facendo così da contraltare a un Eric Bana disgustato dal suo compito di assassino per il Mossad e profondamente lacerato da scrupoli morali.

Casinò Royale non è un opera d’arte, né si propone di esserlo. Ma ha il merito di essere riuscito a scrollarsi di dosso i clichè che già nel 1967, con l’insopportabile pasticciaccio teconologico Si vive solo due volte, avevano minato la serie, poi definitivamente affossata negli anni ’70 dal farsesco bambolone Roger Moore. Daniel Craig, imbronciato e rissoso, piace. Finalmente fa il suo dovere. Uccide. Con rabbia e convinzione. E se per farlo è costretto a saltare come Spiderman da una gru all’altra a cinquanta metri dal suolo, che lo faccia. È un supereroe, si o no? 


Questo sito non rappresenta una testata giornalistica con cadenza periodica e non è da considerarsi
un mezzo di informazione o un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001.

Su questo sito utilizziamo cookie tecnici, per saperne di più o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi, clicca sul link Maggiori info. Cliccando in un punto qualsiasi dello schermo, effettuando un’azione di scroll, chiudendo questo banner o cliccando sul pulsante "Accetta", invece, presti il consenso all’uso di tutti i cookie. To find out more about the cookies we use and how to delete them, see our privacy policy.

I accept cookies from this site.

EU Cookie Directive Module Information