007 SPECTRE: ISTRUZIONI PER L'USO

Scritto da  Giancarlo Narciso

1.DanielCraig

Premessa: questi primi commenti a caldo su Spectre sono riservati a stagionati fan della saga di JB – che anche se scozzese non è uno Scotch – in poche parole dei nerd che in quanto nerd e in quanto stagionati hanno abbastanza anni sul groppone da avere sperimentato sulla loro pelle la Bond Fever dei primi anni Sessanta, ovvero la più grave epidemia della storia dopo la Spagnola – certo, ci sarebbe la peste bubbonica di manzoniana memoria ma stiamo parlando di storia recente, o quanto meno successiva alla disdicevole invenzione di Auguste e Louis Lumière, senza la quale questo pezzo non avrebbe alcuna ragione di esistere. Uomini del genere, hombres que solo le temen a Dios, come recitava ai miei tempi un scritta sulle mura sormontate da sacchetti di sabbia di un avamposto dei carniceros dell’esercito guatemalteco che cercavano di soffocare nel sangue l’insurrezione degli indios, se ne infischiano allegramente degli spoiler che abbondano nel testo che segue. Ma per chi non lo avesse capito, questo è allo stesso tempo un disclaimer e l’unico avvertimento che riceverete: se non volete rovinarvi il gusto della sorpresa, abbandonate la lettura adesso, finché siete in tempo. Consiglio d’amico.
Le immagini in questo articolo appaiono per gentile concessione della Sony Pictures.

8.DanielCraig LeaSeydoux

Okay, siete ancora qui? Buon per voi, vuol dire che avete fegato. Oppure, che il film lo avete già visto. Allora, iniziamo con una valutazione generale. Mi è piaciuto Spectre? Sì. Quanto mi è piaciuto? Be’, qui le cose si complicano. Tanto per chiarire il mio pensiero, che si sposa perfettamente con quello del maggior bondologo italiano, Andrea Carlo Cappi, il mio preferito fra tutti i film di 007 è, di gran lunga, From Russia With Love (NdA: in questo pezzo ho scelto di usare sempre i titoli originali perché quando qualcuno, in nome della famigerata Jeremiah Johnson Syndrome, traduce Dr No in Licenza di uccidere, è chiaro che non c’è poi da meravigliarsi se Licence to Kill diventa Vendetta privata. Da lì in poi, la triste strada che porta all’uso di Bersaglio mobile per A View to a Kill è spianata e la confusione regna sovrana). Chiaro naturalmente che, visto oggi, FRWL non può riservare la stesse emozioni che provavamo noi ingenui spettatori dell’epoca, tutto va rapportato a quando i film sono stati girati. Detto ciò e dato a FRWL ciò che è di FRWL, il secondo miglior film della serie è anche il primo del reboot, ovvero Casino Royale. Assolutamente sublime. Leggermente staccato al secondo posto, si piazza Skyfall. Infine, al terzo gradino del podio, troviamo Spectre, che per una serie di motivi che ora cercherò di elencare, non mi ha completamente soddisfatto.
E perché non mi ha soddisfatto, chiederà qualcuno? Un po’, per via delle aspettative che Sam Mendes con Skyfall mi aveva creato. Skyfall era uno splendido film in cui si manteneva un eccellente equilibrio fra azione, realismo, o quantomeno, una trama da consentire senza troppi disagi una contenuta sospensione dell’incredulità, e pathos psicologico – il Bond di Daniel Craig aveva fatta sua la lezione del nuovo Batman, il cavaliere oscuro di Christopher Nolan, che a differenza di quello di Tim Burton, esaltava i suoi lati oscuri trasformandoli in motivo d’attrazione, tanto che quando sembrava che al timone della 24° puntata della saga non dovesse più esserci Sam Mendes, Nolan era stato subito preso in considerazione.

42.Spectre

Dal punto di vista del realismo, Skyfall puntava molto sull’eterna dialettica che vede i servizi segreti del mondo intero oscillare fra politici e deskmen da un lato e agenti operativi dall’altro, fra il controllo del parlamento sull’operato delle varie agenzie e la segretezza necessaria senza la quale l’attività di intelligence non può manifestarsi. L’M di Judy Dench si trova a difendersi di fronte a una commissione d’inchiesta parlamentare e finisce per farsi fare le scarpe da un brillante e ambizioso funzionario, il Gareth Mallory di Ralph Fiennes, che solo nel finale dimostrerà di avere un glorioso passato da agente sul campo, guadagnandosi l’ammirazione di 007. Insomma, in Skyfall la carta degli intrighi interni ai servizi viene giocata in modo egregio.
Non così in Spectre, dove ci ritroviamo invece con un candidato a dirigere un super-ente nato dalla fusione dei servizi segreti di nove diversi paesi. Naturalmente il nuovo candidato si rivelerà essere un diabolico traditore al soldo della stessa Spectre. Siamo alla riesumazione di Fu Manchu, con il risultato di sottoporre a notevole stress la nostra capacità di sospendere l’incredulità. Anche per quanto riguarda il pathos psicologico, la tendenza a scadere nel feuilleton si riconferma. Mentre in Skyfall, con il ritorno alla casa natìa vengono proposte con discrezione le origini di James Bond e i suoi problemi d’adattamento all’ambiente upper class delle public school, qui la discrezione scompare. James Bond scopre di essere il fratellastro nientedimeno che di Ernst Stavro Blofeld, il quale avrebbe poi ucciso il padre. Uhmmm.
Per quanto riguarda l’azione, ormai non manca mai e anche in questo caso è tecnicamente impeccabile, ma gli inseguimenti in macchina andavano bene ai tempi di Bullit e Steve McQueen e non è che sostituendo a un’automobile un aeroplano con le ali mozze si possa rivitalizzare un espediente narrativo che da tempo mostra la corda.
Cosa resta allora a rendere il film godibilissimo? Semplice, il delirio di citazioni, allusioni, déja vu, ammiccamenti che rimbalza fin dalle prime immagini del teaser iniziale – il lunghissimo piano-sequenza a Città del Messico nel dia de muertos – accompagnando lo spettatore fino all’epilogo, citazioni che sono state illustrate in dettaglio su queste stesse pagine dallo stesso Cappi e da Edward Coffrini Dell'Orto, e a cui vi rimandiamo. In questa sede ci limitiamo a segnalarne nuove possibili interpretazioni.

17.Spectre

Cominciamo da dove Cappi ha correttamente individuato una citazione da C’era una volta il West: la stazione nel bel mezzo del nulla dove ferma il treno da cui scendono Bond e Madelein Swann, e che in effetti ricorda tanto quella dove scende Charles Bronson, ovvero Armonica. Ma non solo. L’anno successivo all’uscita di C’era una volta il West, George Roy Hill ripropone ancora un’altra stazione nel deserto dove fa scendere da un treno Etta Place (Katharine Ross), Butch Cassidy (Paul Newman) e Sundance Kid (Robert Redford). Il treno riparte lasciando i tre soli, elegantissimi e fuori posto - quanto lo sono James Bond e Madeleine Swann - in mezzo a un altopiano arido e polveroso in uno sperduto angolo della Bolivia. Sundance, che in Bolivia si è lasciato trascinare controvoglia da Butch, va fuori dei gangheri. “Dai,” cerca di consolarlo l’amico, “La Bolivia non sarà tutta così.” Al che Sundance esplode. “Ah, sì? Chi ti dice che questo non sia il parco nazionale boliviano e i boliviani non facciano centinaia di chilometri per venirlo a visitare?”
Ma prima che lo spettatore si chieda come mai, in un posto abbandonato e deserto, qualcuno abbia pensato di costruire una stazione, il film cambia improvvisamente registro, e dal nulla appare una Rolls Royce Silver Wraith, nome sulle cui connotazioni (Wraith vuol dire Spettro) vi ha già brillantemente intrattenuto Cappi. Qui volevo piuttosto esporre un’associazione forse involontaria, ma che non ho potuto fare a meno di notare. L’unica volta che ho visto citare una Rolls Royce Silver Wraith è nella prima riga del memorabile incipit di The Long Goodbye di Raymond Chandler: “The first time I laid eyes on Terry Lennox he was drunk in a Rolls-Royce Silver Wraith outside the terrace of The Dancers.” Questo almeno nella versione originale, perché nella traduzione italiana, la Rolls scompare per essere sostituita da “una fuoriserie.” Ora, la coincidenza è che Chandler e Fleming erano amici, l’autore di 007 provava una profonda ammirazione per Chandler che considerava un grandissimo autore mainstream, mentre dal canto suo Chandler era un appassionato lettore della serie di 007 di cui scriveva godibilissime e lusinghiere recensioni.
Ma come dicevamo, in quel momento, come un miraggio, una Rolls Royce “Spettro d’argento” appare d’incanto fra le sabbie del deserto marocchino. E da lì in poi, il film diventa qualcosa di diverso, trasformandosi in un sci-fi thriller. In quel momento, infatti, veniamo proiettati indietro nel tempo, nel bel mezzo di Dr No, il primo film della serie: James Bond ritorna alla sua genesi. Ed è proprio qui, che Spectre subisce lo stesso destino del Dr No. Ricordate la tensione di Dr No, che fino a quel punto si era snodato fluidamente in una dignitosa e avvincente storia di spionaggio, riproponendo i cliché della spy-story prima che 007 sbarcasse nel mondo del cinema? Storie di uomini soli mandati in posti lontani ed esotici dove, senza nessuno ad aiutarli, in mezzo a mille pericoli, circondati da nemici nascosti e sconosciuti, dovevano sbrogliare matasse contorte e pericolose senza ricorrere a complicati gadget come automobili sottomarine, accendini lanciafiamme o sigarette esplosive. Bene, proprio quando Sean Connery e Ursula Andress vengono accolti nell’avveniristica base sottomarina del Dottor No, il film cessa di essere una spy-story per entrare nel regno della fantascienza, azzerare il senso di mistero e di avventura che ne pervadeva tutta la prima parte e diventare azione pura, segnando così la strada di quello in cui, nel giro di un paio di episodi, si sarebbe trasformata la serie. Cosi, quando anche Daniel Craig e Léa Seydoux vengono ricevuti in pompa magna nella base segreta dell’archvillain Blofeld, Spectre comincia a perdere colpi, accelera con un certo imbarazzo il ritmo, sminuendo allo stesso tempo la capacità di coinvolgere lo spettatore. Effetto cercato e voluto o vendetta dei meccanismi della trama, umiliati dalla ricerca esasperata del gioco intellettuale di citazioni a scapito della capacità di risucchiare lo spettatore nei meandri onirici della sospensione dell’incredulità? Presto per dirlo, credo che lo capiremo solo più avanti, con una seconda visione.

7.DanielCraig MonicaBellucci

E passiamo ora al più classico degli ingredienti bondiani, le donne, segnalando solo marginalmente la curiosità che i due minuti in cui compare in scena sono più che sufficienti a Monica Bellucci per frantumare il record di più anziana bondgirl della storia, da ben mezzo secolo detenuto dalla allora trentottenne Honor Blackman nelle vesti di Pussy Galore in Goldfinger. Ed è sicuramente solo un’inquietante coincidenza che Monica sia nata proprio nello stesso anno di Goldfinger. Tra l’altro, la Bellucci ha tre anni più di Daniel Craig, e rientra così fra le uniche tre Bond Girl della storia a essere stata più vecchia dell’interprete di 007; la seconda è appunto Honor Blackman che all’epoca di Goldfinger aveva – e presumibilmente ha anche adesso – cinque anni e tre giorni più di Sean connery; la terza è Diana Rigg, alias Teresa "Tracy" Di Vicenzo Bond in On Her Majesty’s Secret Service, di un anno più anziana di George Lazenby.
Nel film la Bellucci passa come una meteora da una statuaria apparizione al funerale del marito ai pochi secondi che le bastano per a) lasciarsi sedurre da 007, ovvero dall’uomo che l’ha appena resa vedova e b) fornirgli indizi sufficienti a proseguire le indagini. Poteva essere un rimando alla connazionale Caterina Murino, alla quale però, in Casino Royale, James Bond riserva la delicatezza di uccidere il marito solo dopo, e non prima, essere andato a letto con lei. Ignoriamo invece se la Bellucci faccia la stessa triste fine della Murino perché esce di scena subito dopo e di lei non sappiamo più nulla.
Sempre a proposito della Bellucci, val la pena ricordare che era già stata presa in considerazione come Bond Girl nel 1997 per Tomorrow Never Dies, nel ruolo di Paris Carver, che poi finì all’americana Teri Hatcher, con grande disappunto di Pierce Brosnan che in un’intervista a Playboy commentò: «Monica Bellucci è di una bellezza sconvolgente, una donna assolutamente splendida. Tempo fa le avevano fatto fare un provino come Bond Girl ma quegli idioti l’hanno scartata.»
Sempre in tema di donne, siamo costretti a notare che, sia pure con graduale lentezza, il Bond di Craig si sta adeguando a una visione più politicamente corretta della sessualità e del ruolo delle donne nella società rispetto ai tempi in cui, riferendosi a Goldfinger, Ian Fleming poteva permettersi di dire «James Bond ha curato Pussy Galore del suo problema (l’omosessualità)» senza sollevare un vespaio o apparire come un clone del presidente della FIGC Carlo Tavecchio (di cui da tempo aspettiamo con ansia le dimissioni). Certo, Monica Bellucci nei panni di Lucia Sciarra ripropone più o meno gli antichi cliché, ma la Moneypenny dell’affascinante Naomie Harris sembra avere fatto dignitosamente i conti con la sua infatuazione per James Bond, tanto che quando lui le telefona trovandola a letto con un altro, tra l’altro nemmeno particolarmente simpatico, lo confessa a Bond dicendogli brutalmente, «Si chiama vita, James. Dovresti provarla anche tu.» O qualcosa di molto simile.
Un confronto fra la risposta di Moneypenny e il paleolitico scambio di battute fra Lucia Sciarra e James Bond un attimo prima che 007 finisca di sedurla e le abbassi la cerniera del vestito sulla schiena è più che eloquente:
Lucia Sciarra: Se non se ne va subito, moriremo insieme.
James Bond: Ci sono modi peggiori di morire.
Lucia Sciarra: Allora lei è ovviamente pazzo, signor…
James Bond: Bond. James Bond.

30.Spectre

Ma le sorprese non finiscono qui. La vera Bond Girl di Spectre è Léa Seydoux nelle vesti di Madeleine Swann, la figlia di Mr White, che, nonostante inizialmente abbia rispettato in pieno la tradizione innamorandosi di Bond, lo lascia sul più bello perché non condivide il suo stile di vita e non vuole imporgli di cambiarlo. Pur evidentemente ferito nel profondo dell’animo, al povero superagente segreto non resta che rassegnarsi ad accettare la sua decisione e restare sbigottito a guardarla mentre si allontana.
Chiaramente la ragazza non tarderà a mettersi nei guai ma prima della fine del film e di un crollo della sede dell’MI6 da non sfigurare di fronte dello sprofondamento nel canale del palazzo veneziano di Casinò Royale, Bond farà in tempo a salvarla, per poi decidere di adeguarsi alle di lei esigenze, cambiare vita e dimettersi una volta per tutte dall’MI6. E questo, se permettete, potrebbe essere il vero turning point della serie. Bond che appende la Walther (e la Sig Sauer) al chiodo, si sposa e mette le pantofole? Abbiamo qualche dubbio.
Bene, sembra venuta l’ora di affrontare quella che è forse la più smaccata citazione di Spectre: in una replica quasi perfetta della scena del matrimonio fra James Bond e Tracy Di Vicenzo alla fine di On Her Majesty’s Secret Service, James e Madeleine partono, stavolta in sordina, in una sorta di luna di miele a bordo della solita, vecchia Aston Martin DB5 che avevamo lasciato piuttosto malconcia alla fine di Skyfall. E questo non ci tranquillizza per nulla sulle future possibilità di sopravvivenza di Madeleine.

20.Spectre

Ci viene infatti da pensare che, quasi sicuramente, nella prossima puntata della saga il perfido Ernst Stavro Bloefed riuscirà a evadere da qualche carcere di massima sicurezza, rintracciare la coppia, che al momento opportuno si troverà sicuramente a bordo dell’Aston Martin, per tempestarla di proiettili. Possiamo essere ragionevolmente sicuri che Bond sopravviverà, se non altro per finire il film, ma non siamo purtroppo altrettanto ottimisti nei confronti di Madeleine. Un dollaro bucato contro i vostri fondi pensione dice infatti che Madeleine ha i giorni, se non le ore, contate.
E con la morte dell’unica donna capace di fargli in parte dimenticare Vesper Lynd, a Bond, tormentato da una sete di vendetta da fare impallidire quella di Sean Connery all’inizio di Diamonds Are Forever, non resterà altro da fare che tornare in servizio per chiudere i conti con il suo arcinemico.
Siamo davvero addolorati per Léa Seydoux, ma d’altronde avrebbe dovuto pensarci prima di accettare la parte della dottoressa Swann, lo sanno tutti che le aspettative di sopravvivenza di una Bond Girl sono inferiori a quelle di un agnello da latte nella settimana santa. A questo proposito mi piacerebbe conoscere la percentuale di loro – le ragazze, non gli agnelli – che nei 24 episodi della serie ufficiale, oltre all’apocrifo Never Say Never Again, sono riuscite a raggiungere incolumi la fine del film. Cappi, ci sei?

25.Spectre


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