PEDRO CASALS: FUGA DAL PRIMO POTERE

Scritto da  Enrico Ratto

Lic Salinas, è un personaggio autobiografico?

No, il personaggio è molto diverso da me, anche dal punto di vista della formazione intellettuale: io sono un ingegnere, lui un avvocato, io ho ricevuto un’educazione di tipo conservatore, Lic Salinas tutto il contrario. Penso che la scrittura ti consenta di vivere una vita diversa attraverso il personaggio che racconti. Questo non significa che per me la scrittura sia una fuga. In un certo senso riesco vivere due vite: una molto appassionante da ingegnere, e un’altra altrettanto appassionante da scrittore. 

 

Quanto ha influito la tua vita professionale nella scrittura dei tuoi romanzi?

Ha influito moltissimo. Il fatto di essere un ingegnere industriale mi ha permesso di raccontare il lato oscuro delle multinazionali. “Il primo potere” è appunto il potere in mano alle grandi multinazionali, e l’indagine porterà Lic Salinas a scoprire che questo è molto più forte ed influente di quello politico. 

Da buon ingegnere, segui un progetto per scrivere i tuoi romanzi?

Come ingegnere sono tenuto a progettare molto la struttura del romanzo, e di conseguenza la messa in atto del progetto deve essere fedele e rigorosa. Poi però, in quanto scrittore, faccio di tutto per distruggere tutto quello che ho appena progettato! Il romanzo, la storia, in realtà, risulta sempre più forte del progetto. 

L’autore spagnolo più famoso in Italia è senza dubbio Manuel Vazquez Montalban. Qual è la grossa differenza tra un investigatore come Pepe Carvalho, il protagonista dei romanzi di Vazquez Montalba e uno come Lic Salinas?

Credo che una differenza fondamentale sia che Carvalho trae origine dalla narrativa noir nordamericana, da Hammett a Chandler. é un personaggio che si arrabbia perché si rende conto che il mondo non va nella direzione in cui vorrebbe. Salinas, al contrario, vive nel romanzo picaresco spagnolo, il modello è quello degli autori latini: per lui l’obiettivo è godersi la vita, conquistare la libertà. Carvalho è lo specchio della società industriale, una società di vincitori e vinti e di competizione violenta. Salinas, invece, è lo specchio della filosofia post-industriale, perché lui non entra in competizione, non potrà mai essere né vincitore né vinto: lui corre in parallelo agli altri. Infine, Carvalho lotta per cambiare il mondo, Salinas per costruirsi un mondo tutto suo: un po’ come un manager. E questa è un’altra parabola della nostra società post-industriale. Salinas diventa protagonista di romanzi noir perché vuole riuscire ad accumulare tempo libero. Una volta fatto questo, il suo obiettivo è compiere la propria rivoluzione individuale. Salinas, insomma, accetta l’incarico, ma tutto ciò che desidera è risolvere il caso per presentare il conto al suo cliente e intascare la cifra più alta possibile, per finanziarsi una fuga dal suo stesso lavoro. 

Tu racconti l’altra faccia delle multinazionali.

I miei romanzi parlano della società post-industriale in cui viviamo, e quella che descrivo è una rivoluzione che Salinas compie a livello individuale. L’obiettivo principale di Salinas è liberarsi, acquistare autonomia: una metafora che dovremmo seguire tutti. Bisognerebbe che tutti ci svegliassimo e conducessimo una specie di rivoluzione individuale per conquistare la nostra libertà personale, la nostra indipendenza mentale. L’aspetto pratico, in definitiva, è quello di avere vacanze più lunghe e fine settimana di vero riposo! Insomma, poter riuscire a diventare l’impresa individuale di se stessi. 

E Genova, teatro di una delle più forti contestazioni contro le multinazionali e il modello di società che queste propongono, che cosa ti evoca?

Oltre alle rivoluzioni, alle manifestazioni e alle contestazioni, prima di tutto Genova è la città natale di Gino Paoli. E questo per me è sufficiente.


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