STAN LEE, FORNITORE DI MERAVIGLIE

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SM1Nato nel 1922, Stanley Lieber in arte Stan Lee è probabilmente l'autore di fumetti più famoso nel mondo. Non solo per i personaggi cui ha dato vita presso la Marvel Comics e che nell'ultimo decennio hanno prepotentemente conquistato il cinema grazie ai film realizzati dai Marvel Studios, ma anche in quanto icona lui stesso, al punto di concedersi numerose pertecipazioni straordinarie alla Hitchcock nelle pellicole basate sui suoi supereroi: ne ho contate sedici a partire dalla prima, nel 1988, fino a quella del film uscito nel 2012, The Avengers.
Chief editor e poi presidente della Marvel a fumetti a New York, creatore negli anni Sessanta dei Fantastici 4, Spiderman (cui è attualmente dedicata una mostra al Museo del Fumetto di Milano), Hulk, Thor, gli X-Men, Iron Man e molti altri personaggi, oggi a capo deila Marvel cinematografica a Los Angeles, intrattiene da decenni generazioni di lettori e spettatori ed è riuscito a trasportare con successo il suo universo sul grande schermo. Ripropongo le sue dichiarazioni nel corso di un'intervista via satellite del 5 dicembre 2003 dal Courmeyeur Noir in Festival (pubblicate in origine nel 2004 su M-Rivista del Mistero). Ed è un'occasione per rivedere, nelle foto e nel video in fondo all'articolo, le sue precedenti apparizioni (qui accanto: quella nel primo Spiderman di Sam Raimi) senza però bruciarvi la sorpresa di quella nel nuovo film.

stan-lee-hulk_tvI fumetti (Nella foto a destra: il primo cameo di Stan Lee, del 1988, in una scena del tv-movie The Trial of the Incredible Hulk, in cui si ebbee anche la prima apparizione sullo schermo di Daredevil; sotto: Lee in una scena di X-Men)
Cominciai quando avevo circa diciassette anni. C’era un posto libero in una casa editrice, pensavo di voler fare lo scrittore e accettai il lavoro. Non sapevo che si trattasse di fumetti, pensavo fossero libri o riviste. Quando seppi che il lavoro era nella sezione fumetti, pensai che sarebbe stato divertente, che me ne sarei occupato per un po’, per fare esperienza, e che poi mi sarei avventurato nel mondo reale. Per qualche ragione, dopo più di mezzo secolo, me ne sto ancora occupando.
Quando ho cominciato, volevo fare qualcosa di diverso. Come scrittore non volevo fare un’imitazione di qualcos’altro. C’era una certa formula che dovevo seguire. Sapevo che i lettori volevano supereroi con superpoteri e che volevano che gli eroi indossassero dei costumi. Ma, a parte quello, cercai di fare tutto in modo differente. Tentai di renderli molto umani. Qualsiasi essere umano ha un difetto di qualche genere. C’è chi è timido, c’è chi è debole, c’è chi non vede o non sente bene. Pensai che, dando loro certe fragilità umane, li avrei resi più credibili, malgrado fossero dotati di superpoteri.
1Se leggi una storia il cui protagonista riflette i tuoi stessi desideri, le tue stesse ambizioni, ma anche le tue paure e le tue inquietudini, puoi legarti maggiormente a quel personaggio, puoi credere in quel personaggio.
Penso che i supereroi possano essere simili alle persone normali. Se l’eroe è solitario, ha problemi romantici, è tormentato, questo lo rende simpatico al lettore. Una cosa che ho sempre cercato di fare come scrittore è stato usare molto i thought balloons, i fumetti con i pensieri, riconoscibili dalle bollicine sopra la testa dei personaggi. Mostrare ciò che un personaggio sta pensando è un altro modo per permettere al lettore di comprenderlo.
In verità sono molto pigro. Quando ho creato l’Uomo Ragno, dovevo motivare i suoi superpoteri, quindi mi sono dovuto inventare che fosse stato morso da un ragno radioattivo. Lo stesso valeva per Dareevil (conosciuto come Devil nell'edizione italiana dei fumetti, N.d.R.): mi inventai che un liquido radioattivo gli fosse finito negli occhi. Hulk era stato investito dai raggi gamma, i Fantastici 4 dai raggi cosmici… Ero a corto di ragioni per cui i supereroi potessero diventare tali, così mi venne in mente che se erano dei mutanti, potevano nascere coi loro superpoteri. Succede. Dopotutto, un serpente con due teste è un mutante. Se erano dei mutanti, non c’era più bisogno di ragni radioattivi o raggi gamma, non c’era niente da spiegare e potevo andare avanti con la storia.
Quando cominciai, scrivevo sceneggiature per i fumetti con le stesse tecniche usate per lo schermo: descrizione della scena e dialoghi. In seguito lasciai la mano più libera agli artisti per quanto riguardava il layout. I disegnatori erano liberi di scegliere come comporre la scena. Poi mi passavano le tavole e io aggiungevo dialoghi e didascalie. In questo modo potevo lavorare più rapidamente, con più disegnatori nello stesso momento.

capCapitan America (nella foto accanto... il generale Lee in una scena di Capitan America, il primo vendicatore; sotto: l'uomo al volante del pick-up in Thor)
Capitan America non era una mia creatura: era stato inventato anni prima da Jack Kirby e Joe Simon. Era ancora un personaggio monodimensionale: un “buono” con superpoteri che combatteva contro i cattivi, affiancato da una spalla teen-ager, Bucky Barnes. Ma non si poteva dire molto altro di lui. Quando cominciai a scriverne come personaggio Marvel negli anni Sessanta, Capitan America non usciva da molti anni. Decisi di riportarlo in vita. Ma volevo dargli un po’ di personalità, qualche problema. Volli renderlo incapace di adattarsi al mondo degli anni Sessanta.
bds_thor_cameo-06Capitan America si sentiva, in qualche modo, un anacronismo, un uomo di altri tempi che non capiva gli eventi, la musica, l’ambiente degli anni Sessanta. E fu così che lo ripresentai al pubblico. Alcuni anni dopo smisi di scrivere le sceneggiature, ma ci furono altri scrittori che proseguirono il lavoro, cercando di portarlo ancora più avanti, di renderlo più realistico. Fecero morire Bucky e lo sottoposero a tutte le prove che hai menzionato (Nella domanda che gli avevo posto citavo il travaglio di Capitan America negli USA in crisi di identità negli anni Settanta, di cui si parla in un prossimo articolo, N.d.R.). Tutto questo con l’obiettivo di rendere il personaggio una persona reale in un mondo reale. Perché alla gente vera succedono molte cose, a volte muoiono degli amici. Ed è interessante vedere come un eroe reagisce alle sventure che capitano nella sua vita. Questa era l’intenzione.

DDTelevisione e cinema
(nelle foto: Stan Lee in Daredevil, Spiderman 2 e X-Men 3; sotto: faccia a faccia con Peter Parker in una scena di Spiderman 3, in cui conclude il discorso con la celebre chiusura con cui presentava i suoi albi a fumetti: "... 'nuff said!", come dire "... e ho detto tutto!")
Ralph Bakshi è un genio, un grande animatore. Amavo i suoi vecchi cartoni animati dell’Uomo Ragno. Non disponevano ancora di tutti gli effetti al computer che si usano oggi, ma avevano molto spirito, molta anima. Erano molto interessanti. Vorrei aggiungere che in questo momento (nel 2003, N.d.R.) c’è una nuova serie a cartoni animati sull’Uomo Ragno. Non so se sia stata già trasmessa in Italia, ma posso dire che è la migliore mai realizzata. Spero che la vedrete. Sono sicuro che vi piacerà.
Dipende tutto dalla qualità. Nel fumetto, il successo dipende dal fatto che una storia sia scritta bene e sia disegnata bene. Un film funziona se è ben scritto, ben diretto e ben recitato. Siamo stati molto fortunati: abbiamo avuto i migliori registi, i migliori sceneggiatori e i migliori attori. Quello che arriva sullo schermo cinematografico è molto fedele al contenuto dei fumetti. Nessuno ha cercato di alterarne lo spirito o la qualità. Quindi, penso che siamo stati fortunati sotto tutti i punti di vista.
SM2Sam Raimi, regista di Spiderman, è un mio vecchio amico, una persona splendida e di grande talento. Andiamo perfettamente d’accordo. Se vi raccontassi qualcosa della trama del nuovo film, mi ammazzerebbero. Ma posso anticiparvi che l’avversario è il Dottor Octopus, che sarà interpretato da un vero attore e non sarà un personaggio generato al computer, anche se verranno usati opportuni effetti speciali. Sono pronto a scommettere che Spiderman 2 sarà all’altezza del primo film, o addirittura migliore. Aspettate e vedrete.
Non seguo direttamente lo sviluppo: produttori e registi scelgono da soli… e ogni tanto mi concedono una partecipazione straordinaria. Nel mio prossimo “cameo” avrò addirittura una battuta. Posso considerarmi un membro del cast.
XM3Ora è in uscita Ghost Rider e in lavorazione Fantastic 4. Stiamo preparando un film su Silver Surfer, uno sul Dottor Strange, uno su Sub-Mariner… a dire il vero praticamente ognuno dei personaggi principali della Marvel è protagonista di una sceneggiatura in preparazione in uno studio di Hollywood piuttosto che un altro. Ci saranno poi i sequel: oltre a Spiderman 3 anche Daredevil 2 e così via. È incredibile quanti “Marvel movies” sono in lavorazione in questo momento.
Credo che ai bambini piacciano. Cerchiamo di realizzare i film con gli stessi criteri con cui facciamo fumetti: in modo che possano piacere a ogni tipo di pubblico. Complessi quanto basta per essere apprezzati da un lettore adulto, ma chiari e comprensibili anche per i più piccoli. E cerchiamo di fare lo stesso con il cinema: adeguati a un pubblico adulto, ma divertenti per un pubblico più giovane.

SM3

Dopo la Marvel (nella foto: Stan Lee "sosia" di Hugh Hefner in Iron Man)
Sono fuori da un po’ dai fumetti. Ora sto a Los Angeles, mentre la Marvel Comics è a New York. Negli ultimi anni mi sono occupato essenzialmente di cinema e televisione.
IM1Per quanto riguarda la Marvel… è una strana situazione. Non l’ho effettivamente lasciata, sono tuttora il presidente emerito, più che altro un titolo onorario, e ancora faccio quello che posso per sostenere la Marvel, partecipo alle convention… Ma ho formato una mia compagnia, chiamata POW Entertainment, dove POW sta per Purveyors of Wonder (“Fornitori di Meraviglie”, N.d.R.).
Ci occupiamo di cinema, televisione e animazione, basati su mie idee originali che non hanno nulla a che vedere con la Marvel. Sentivo che era venuto il momento di fare le mie cose. Mi sto divertendo molto, lavoro con gente come Nick Cage, Pierce Brosnan, Robin Williams. Realizzo una serie a cartoni animati chiamata Striperella, non so se ne avete sentito parlare, con Pamela Anderson nel ruolo di una donna che fa la danzatrice esotica di notte… e la supereroina di notte ancora più tardi.
Stiamo anche lavorando a un cartone animato con protagonista Hugh Hefner, l’editore di Playboy, chiamato X-SuperBunnies: nessuno sa che Hefner è un supereroe che combatte per la libertà, così come nessuno sa le sue ragazze sono scienziate nucleari che lottano per salvare il mondo. Ci stiamo lavorando in questo momento ed è molto divertente.

IM2_stanleeLa musica (nelle foto: Stan Lee "sosia" del conduttore tv Larry King in Iron Man 2 e, più in basso, davanti al frigorifero ne L'incredibile Hulk, prima di assaggiare una bibita contminata.)
Mi piace la musica di ogni genere. Comincia a piacermi anche il rap, l’unico problema è che non capisco che cosa dicono.
Il rock mi piace: anni fa ho scritto anche testi per varie rock band. Sono amico di molte rockstar. Ho un aneddoto: una volta, in Inghilterra, ho ricevuto una telefonata in albergo. Una voce disse: “Sono Paul McCartney, ho saputo che è in Inghilterra, deve venirmi a trovare.” Io dissi: “Non conosco nessun Paul McCartney.”
Ero sicuro che fosse uno scherzo. Ma lui mi diede un indirizzo e io ci andai, giusto per vedere di che cosa si trattasse. Ed era davvero Paul McCartney! Viveva in una grande casa, con davanti una grossa Rolls Royce e accanto una piccola Mini Morris. Sembrava che la Rolls Royce avesse appena avuto un figlio.
IH2La ragione per cui mi voleva vedere era che sua moglie Linda aveva una figlia che stava lanciando una band chiamata “Susie and the Red Stripes” (lei era Susie) e volevano che facessi un fumetto con lo stesso nome per promuovere il gruppo. Dovevamo riparlarne, ma poi non se ne fece nulla: quando lui arrivò in America io ero in Messico e quando io tornai in Inghilterra lui era da un’altra parte.
Non ci incontrammo più, ma era stato molto divertente sollevare il telefono e sentirmi dire: “Pronto, sono Paul McCartney, vorrei vederla.”
Non ci si sa mai che cosa aspettare, quando suona il telefono.

FF1I cattivi
(nelle foto le due apparizioni nei film dei Fantastici Quattro: il postino Willy Lumpkin, unica occasione in cui Lee abbia interpretato un personaggio dei suoi fumetti, ancorché secondario; e il misconosciuto... Stan Lee alle nozze di Sue Storm e Reed Richards.)
Ci siamo sempre ispirati al quello che accadeva nel mondo reale. Durante la Seconda guerra mondiale, i cattivi erano spesso nazisti. All’epoca della Guerra Fredda molta gente in America aveva paura della Russia e pensavamo che i comunisti fossero i cattivi. Ma dopo diventammo più attenti e più sofisticati: non potevamo prendere un intero gruppo di persone e dire che erano tutti cattivi. Oggigiorno, quando serve un nuovo cattivo, prendiamo un terrorista.
Uno dei maggiori problemi nei fumetti e inventare dei cattivi. Si può usare lo stesso eroe, ma in ogni storia ci vuole un nuovo cattivo. Può diventare faticoso, ma di fatto il buono deve combattere contro qualcuno. E bisogna sempre trovare un nuovo cattivo, un mese dopo l’altro.
FF2Me ne piacciono tantissimi. Amo il Dottor Destino, il Dottor Octopus, Goblin, l’Uomo Sabbia… non li ricordo nemmeno tutti. Purtroppo sono smemoratissimo.
Per darvi un’idea della mia pessima memoria, vi dirò che quando inventavo un personaggio, gli davo sempre un nome di battesimo che cominciasse con la stessa lettera del cognome, come Peter Parker, Matt Murdock, Reed Richards. Lo facevo già quarant’anni fa. La ragione era che, se riuscivo a ricordare uno dei nomi, avevo un indizio sull’iniziale dell’altro nome. Per cui cominciavo con Bruce… come si chiamava? Bruce Banner, ecco com’era. Credo una volta di avere scritto “Bert Banner” invece di Bruce Banner. E tutti i lettori mi scrissero: “Non si ricorda il nome dei suoi stessi personaggi?” Me la cavai da codardo, dicendo: “Il nome completo è Robert Bruce Banner.” Sono uno smemorato.

Il supereroe preferito (sotto: il cameo al fianco dell'ex-Hulk televisivo Lou Ferrigno nel primo Hulk cinematografico)
Quello che mi somiglia di più non è un supereroe. Probabilmente è James Jonah Jameson, il direttore del giornale per cui lavora l’Uomo Ragno. Se devo scegliere un supereroe, direi Reed Richards, non perché il mio corpo si allunghi, e non perché io sia uno scienziato intelligentissimo. Reed Richars è un uomo che parla sempre troppo. Annoia sempre la Cosa, che gli dice di stare zitto. Quindi assomiglio a Reed Richards: quando comincio a parlare, non smetto più. Ma sono come un padre a cui si chiede qual è il figlio preferito: li amo tutti quanti. Excelsior!
Nel video: le apparizioni cinematografiche di Stan Lee fino al 2011.

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