DELITTI IN CHIAVE GOTICA - Intervista a Wulf Dorn

Scritto da  Andrea Carlo Cappi

dorn1Viene da Ulm, in Germania, la nuova gelida ventata di thriller europeo. Nato nel 1969, dopo avere lavorato come logopedista alla riabilitazione di pazienti psichiatrici, si è rivelato come autore di successo con il thriller La psichiatra e confermato con il successivo Il superstite, da poco uscito in Italia, come il precedente da Corbaccio. Entrambi sono ambientati in un'immaginaria cittadina tedesca in cui accadono cose terribili, che ruotano intorno alla locale clinica psichiatrica. Mentre prepara il suo terzo romanzo, lo troviamo a Milano al termine di due intensi giorni di interviste, con l'aria di un David Bowie tedesco prestato alla narrativa della tensione...

psichiatraMolti dei tuoi personaggi hanno problemi con il loro passato: padri spariti, madri suicide. Pensi che la famiglia sia una delle cose peggiori che possano capitare a una persona?
No, (ride) non volevo affatto dire questo, anzi, la famiglia è molto importante. Perderla è la cosa più terribile che possa capitare. È proprio quello che, ne Il superstite, capita a Jan, che nella stessa notte perde il padre e il fratello: la sua famiglia va letteralmente a pezzi. Mi è capitato di osservare che cosa accada quando all'interno di una famiglia viene commesso un crimine. Questo gesto non tocca soltanto la vittima, ma tutte le persone che le stanno intorno: sono tutti coinvolti. A me interessa, più che il gesto criminale in sé, vedere quali siano le conseguenze a cui dà luogo. Leggendo i giornali abbiamo chiaro davanti agli occhi che di solito la messa a fuoco è sull'omicidio, sulla morte e su chi abbia commesso il crimine, ma non vengono mai prese in considerazione le persone colpite indirettamente dall'evento. Io volevo guardare il fatto delittuoso da una prospettiva diversa.


Durante la lettura de Il superstite mi è venuta in mente una definizione: realismo gotico. Nel senso che il romanzo ha una dimensione gotica da storia dell'orrore, tuttavia senza componenti soprannaturali, dal momento che tutto è realistico. Persino gli elementi in apparenza più improbabili, le coincidenze, come viene detto nel libro, sono in realtà frutto di una concatenazione di avvenimenti che vengono spiegati in modo – potremmo dire – molto scientifico.
Io provengo dall'horror, è da lì che ho cominciato. Il gotico classico ha certamente influito sul mio modo di scrivere. Sono sempre contento quando qualcuno riesce a vederne le tracce in quello che scrivo. Nelle mie storie tento sempre di creare un orrore intriso di realismo, che però rimane sempre legato alle origini del genere. Ai miei romanzi viene applicata l'etichetta di psychothriller, ma direi che andrebbe benissimo anche la dicitura horror.

Qual è la tua visione del panorama del thriller tedesco oggi?
Tra gli autori tedeschi di thriller c'è Sebastian Fitzek, che è pubblicato anche in Italia; poi c'è un altro scrittore che in Germania ha riscosso molto successo, purtroppo morto giovanissimo quest'anno: Andreas Franz, autore di due serie parallele. Al momento stanno emergendo parecchi giovani autori che incontrano i gusti del pubblico. È un genere molto popolare oggiogiorno in Germania.

il-superstiteHo notato che hai un rapporto ambiguo con la scienza. Nel gotico classico, a volte – basta pensare al personaggio di Van Helsing in Dracula – la scienza è una difesa contro l'orrore, mentre in alltre occasioni – per esempio in Frankenstein – ne è la causa. Tu hai una posizione ambigua. Per esempio, ne Il superstite, viene detto che l'ipnotista del romanzo «fa uscire i demoni». Qui la scienza da una parte dovrebbe essere la cura, dall'altra però apre la porta agli orrori del passato.
La mia posizione è tendenzialmente neutrale, perché una vera risposta si può dare soltanto prendendo in considerazione le persone. Sono le persone che usano questi strumenti – dalla psichiatria all'ipnosi – e sono le persone che possono scegliere di usarli per il bene o per ll male. In noi si celano l'uno e l'altro, dipende tutto dalle nostre azioni. Le cose non sono mai soltano nere o soltanto bianche, esistono anche enormi zone grigie. Perciò è impossibile dire se una cosa è solo buono o solo cattiva.

Di che colore è la Waldklinik, l'ambientazione al centro dei tuoi due romanzi, La psichiatra e Il superstite? Un luogo di cura o la casa degli orrori?
Di primo acchito direi che è... grigia. Perché contiene sia elementi estremamente cattivi, sia personaggi che si prodigano per aiutare gli altri e tentano di rendersi utili. La clinica è la parabola delle nostre vite, quindi direi proprio che è grigia.

dorn2I tuoi personaggi sono ispirati a persone reali che hai incontrato sul lavoro?
I personaggi e i luoghi sono tutti di fantasia, non sono ricreati a modello di persone reali, anche se ovviamente vi sono confluiti idee e spunti che ho preso da persone vere con le quali lavoro. Ma in generale si tratta di creazioni della mia fantasia.

Scrivi romanzi che potremmo definire in un certo senso seriali, per quanto ognuno indipendente dall'altro, in cui però non ci sono gli stessi protagonisti, bensì la stessa ambientazione: la stessa città, la stessa clinica. Ci saranno altre storie ambientate alla Waldklinik?
Sì, mi sembra molto interessante, anziché ripetere gli stessi personaggi, riprendere gli scenari in cui si svolgono le storie. È un po' come quando vado in una città: vengo a Milano, ma ogni volta vado in posti diversi e scopro cose nuove. Però non avevo in animo di farne una vera e propria serie. Nel terzo romanzo si assisterà a un ritorno negli stessi scenari, per poi abbandonarli per sempre. Mi diverte molto l'idea di poter destare nel lettore il desiderio di tornare in quei luoghi.

E il lettore torna sul luogo del delitto.
(In italiano) Sì!

Fotografie di Wulf Dorn: copyright Andrea Carlo Cappi


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