TIGRI, CORSARI E FOTOGRAMMI-6

Scritto da  Michele Tetro

cap_6.1Ecco il capitolo conclusivo del percorso di Michele Tetro nel cinema salgariano, dopo quelli sugli anni Venti-Quaranta, gli anni Cinquanta, gli anni Sessanta, le produzione fra televisione e cinema degli anni Settanta e Ottanta. Adesso... Gli anni Novanta: la “Tigre” addomesticata.
Bisogna attendere ancora quasi dieci anni prima di vedere il nome di Salgari tornare alla ribalta per il piccolo schermo: o meglio, di non vederlo affatto. Preceduto da un’intensa campagna pubblicitaria, nel 1996 esce il film televisivo, in quattro puntate da due ore ciascuna, Il ritorno di Sandokan, diretto da Enzo G. Castellari e interpretato ancora una volta da un ormai cinquantenne Kabir Bedi.
La trama è presto detta: la giornalista Dora Parker (Mandala Tayde) giunge in India per realizzare lo scoop della sua vita, viene salvata da Sandokan (ormai ritiratosi in solitudine) in un agguato dei Thugs e s’innamora dell’ex-pirata. Raska (Mathieu Carriere), crudele sultano intenzionato a governare sui piccoli regni locali, si allea con il corrotto nipote di Brooke, James (Tobias Hoesl), desideroso di vendicarsi di Sandokan e divenire il nuovo Rajah Bianco. Devono però eliminare la reggente Surama (Romina Power), moglie dell’ex-avventuriero Yanez (Fabio Testi).

cap_6.2Jasmine (Randi Ingermann), amante di Raska ed esperta in mille intrighi, s’innamora di Andrè (Lorenzo Crespi), figlio di Yanez, tradendo così il feroce sultano. Sandokan, Yanez e Kammamuri (Rajat Gowda) si ritrovano e lottano contro Raska all’ultimo sangue, vincendolo. I loschi traffici del novello Brooke sono smascherati e lui stesso ucciso, Surama salva il regno, Jasmine, pur crudelissima, si sacrifica per evitare che Andrè muoia, Sandokan fa capire a Dora di “amare” ancora il ricordo di Marianna. Così com’è comparso all’inizio del film TV, in groppa ad un cavallo bianco, la “Tigre della Malesia” se ne va allo stesso modo.
Polpettone strepitosamente noioso, inqualificabilmente infantile, pedestriamente diretto pur nelle locations indiane originali, Il ritornodi Sandokan è un insulso fotoromanzo in cui gli intrighi amorosi hanno la meglio sull’azione (peraltro inconcludente, fatta di grandi spostamenti nella giungla e vuoti duelli, neppure ben coreografati); i personaggi sono la sagra dello stereotipo, gli attori sono pessimamente scelti e diretti; Yanez/Fabio Testi sembra più giovane di Sandokan, là ove Salgari lo faceva, anche se solo di un paio d’anni, più anziano, e praticamente è una figura secondaria nell’intreccio; Franco Nero interpreta lo Yogi Azim, padre della bella Baba (Vittoria Belvedere) e in possesso di poteri mentali, assurdamente simile a un Gesù Cristo hollywoodiano, biondo e con gli occhi azzurri; Kabir Bedi, anche se fisicamente ancora all’altezza, sembra decisamente svogliato e sottotono, privo della grinta di vent’anni prima; e l’andamento generale è piatto e senza guizzi, si potrebbe seguire la vicenda comodamente senza vedere il secondo e terzo episodio.
Per comune decisione dei produttori, questo nuovo Sandokan è decisamente non violento, nel senso che non si vede il sangue sgorgare dalle sue scimitarrate, cosi da poter consigliare la visione anche ai bambini. Una tremenda sciocchezza: Salgari era uno scrittore violento e di certo non ha mai traumatizzato nessuno degli adolescenti che lo leggevano. In compenso ecco però ben spiattellate alcune scene ad alto tasso di sensualità, quando Jasmine cerca di sedurre Andrè, la stessa Baba, poi entrambi, con evidente gusto sadico-erotico, per niente nascosto.
cap_6.3Snaturato nel contesto e nella natura dei personaggi, il lungometraggio di Castellari sfocia più volte nel ridicolo: in una sequenza onirica in cui Sandokan strappa Yanez dalla morte, visualizzata nella sua forma medievale di ammantato scheletro con la falce, improponibile dalla tradizione del Sud-est asiatico; e poi proprio all’ultimissima battuta, in cui il fotografo Alfred (Clive Riche, servito di una patetica parte comica), vedendo Sandokan abbandonare Dora, sussurra: “Amore è non dover mai dire mi dispiace” e l’indiano al suo fianco, muto per tutto il film, si volta verso il pubblico e salomonicamente sentenzia: “Love Story!”.
Il nome di Emilio Salgari (a questo punto per fortuna!) non compare nei credits iniziali. La miniserie registra sul momento un tiepido successo di pubblico ma risulta priva di tutto ciò che era apprezzabile nello sceneggiato degli anni Settanta: il mare, la pirateria, i tigrotti, gli ampi scorci naturalistici e l’attenzione antropologica ai costumi locali (ricordiamo anche solo la lunga sequenza del matrimonio di Sandokan e Marianna a Mompracem, quasi documentaristica delle usanze dei malesi).
cap_6.4
Chissà, forse Sergio Sollima stesso non ebbe ad apprezzare questa terza incursione televisiva di Sandokan, al punto da decidere di tornare in campo, nel 1998, per girare Il figlio di Sandokan, nuovo tv-movie dedicato al personaggio più famoso di Salgari, già annunciato da Kabir Bedi nel 1993. Produzione misconosciuta, anche perché quasi nessuno l’ha potuta vedere.
cap_6.5Parrebbe sia andata in onda su RAI Uno in due puntate, ma la durata indicata dalle fonti (soli 60 minuti) è dubbia… poco più che un telefilm. Le immagini nella rete sono quasi nulle, ulteriori informazioni di cast, produzione e trama stessa virtualmente introvabili. Una fiction “fantasma”, si potrebbe dire… Nulla più è dato di sapere, se non che tra gli attori figurano anche Joss Ackland e Daniel Olbrychski, la sceneggiatura è di George Eastman, Franco Verucci, Paola Mamolo, su soggetto di Alberto Silvestri e Sergio Sollima, qui tra l’altro alla sua ultima regia.
Quel che si sa è che non ha più alcun rimando con i romanzi originali del ciclo malese; che è stata girata interamente nello Sri Lanka, a Balapityja; che perde (imperdonabilmente) il personaggio di Yanez (Bedi a suo tempo dichiarò che sarebbe tornato nuovamente con Philippe Leroy) e che Sandokan stesso, interpretato ancora dall’attore indiano, pare essere solo una special guest star.
La trama inizia nella giovinezza di Sandokan, quando il pirata, innamorato dell’inglese Eleanor Hastings (Cristina Piage), l’aiuta a partorire nella jungla, inseguiti dal di lei padre, che ferisce la Tigre e recupera la figlia scomparsa. Vent’anni dopo suo figlio Ken (Marco Bonini) torna in India per scoprire l’identitàdel padre sconosciuto, cui lo lega un anello con l’effige di una tigre. Sul suo percorso si mettono il nipote del Rajah Bianco, James Brooke, dedito al traffico dell’oppio, e il crudele principe indiano Kunat Singh. Dapprima sconvolto nell’apprendere che suo padre possa essere il pirata Sandokan, ritenuto l’assassino di sua madre, Ken dovrà ricredersi e fronteggiare i suoi veri nemici, districandosi tra l’altro nell’amore per la donna guerriera Shanti (Padma Lakhsmi) e la sacerdotessa dei Thugs Damayanti.
cap_6.6
Coeva a quest’ultima, un’altrettanto misconosciuta fiction, con la quale, fino a ora, si chiude l’avventura salgariana sul piccolo schermo. Si tratta de L’elefante bianco, produzione italo-franco-tedesca ad ampio budget realizzata a Pokhara, Nepal, e a Bangkok, diretta da Gianfranco Albano, sceneggiata da Filippo Gentili, Alessandro Sermoneta e Andrea Porporati, prodotta da Lamberto Bava e Andrea Piazzesi.
Le due puntate di questo film si ispirano, alla lontana, al romanzo salgariano La città del re lebbroso, che narrava l’avventura del ministro del re del Siam preposto alla cura dei sacri elefanti bianchi, Lakon-Tay, della bella figlia Len-Pra e del coraggioso medico Roberto Galeno, alla ricerca dell’uncino sacro, utilizzato per guidare gli elefanti bianchi, nella mitica città perduta del re lebbroso. Solo così Lakon-Tay potrà salvare il suo onore, infangato dalla morte misteriosa di tutti gli elefanti bianchi del palazzo reale (in realtà avvelenati dal perfido Mien-Ming, giustiziere di corte innamorato di Len-Pra, da lei rifiutato).
Il film televisivo incentra invece l’attenzione sull’amore contrastato tra due giovani, Maia (Axelle Grelet), principessa di Jarma, e Gabriel (Vincent Lecoeur), figlio del diplomatico francese Barthes (Jacques Perrin), ospiti del re Shai (Remo Girone) e costretti ad imbarcarsi in una drammatica ricerca dell’ultimo Elefante Bianco, simbolo di incorruttibilità in grado di riportare la pace nel regno squassato da interessi politici ed economici. Li aiuteranno nell’impresa il saggio monaco Li (Hal Yamagouchi) e il trafficante d’oppio Johan Rudde (Mathieu Carriere).

cap_6.7Un ultimo accenno meritano le tre serie a cartoni animati italo-francesi dedicate a Sandokan, di 26 episodi ciascuna: Sandokan – La Tigre della Malesia, regia di Marco Pagò, 1998, Sandokan II – La Tigre ruggisce ancora, regia di Giuseppe Laganà, 2001, Sandokan III- Le due tigri, sempre di Laganà, tutte con disegni di Marco e Gi Pagò. I personaggi salgariani si ritrovano, resi più giovani per l’audience adolescenziale, in un’agile riscrittura delle origini che comunque cerca di seguire poi le linee portanti del ciclo malese.
Considerazione finale: da più di tredici anni Salgari non è più presente sul piccolo schermo, in un mondo dello spettacolo ormai invaso di fiction, talk-show, reality, soap-opera, sit-com… una mancanza che davvero si sente e che potrebbe fare la differenza qualitativa tra le attuali produzioni televisive.
cap_6.8Ma a una sola condizione: la fedeltà allo spirito del grande scrittore veronese, che non vuol dire necessariamente non sperimentare o non tentare nuove e più attuali vie di adattamento delle sue opere, piuttosto farlo tenendo ben presente l’onestà e la limpidezza d’approccio a un materiale così genuinamente avventuroso da non richiedere ulteriori cambiamenti per farlo “stare al passo coi tempi”, là ove questi tempi hanno ampiamente dimostrato di essere qualitativamente scadenti. Che le Tigri tornino presto a ruggire sul grande schermo…

Aggiornamento del saggio originale apparso negli Atti del Convegno "Emilio Salgari e la tradizione nel romanzo d'avventura", Fascicolo Uno, Yorick Speciale n. 19 bis, marzo 1998.


Questo sito non rappresenta una testata giornalistica con cadenza periodica e non è da considerarsi
un mezzo di informazione o un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001.

Su questo sito utilizziamo cookie tecnici, per saperne di più o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi, clicca sul link Maggiori info. Cliccando in un punto qualsiasi dello schermo, effettuando un’azione di scroll, chiudendo questo banner o cliccando sul pulsante "Accetta", invece, presti il consenso all’uso di tutti i cookie. To find out more about the cookies we use and how to delete them, see our privacy policy.

I accept cookies from this site.

EU Cookie Directive Module Information