IL RICHIAMO DEI THUGS

Scritto da  Stefano Di Marino

T01Continua il viaggio di Stefano Di Marino tra gli aspetti reali del mondo descritto da Emilio Salgari nei suoi romanzi del ciclo indo-malese, in occasione del centenario della morte del romanziere di Verona. Dopo l'introduzione e l'inquadramento storico dei Thugs e del culto della dea Kalì, scopriamo ora i segreti della setta degli Strangolatori.
La pratica dell’assassinio rituale dei Thugs era soggetta a una serie di regole e strategie. La società stessa era rigidamente organizzata, tanto che vi erano rifugi e villaggi predisposti per assicurare l’impunità ai membri della setta prima e dopo le loro scorrerie.
Tali luoghi erano noti come Beles e il famoso nascondiglio nel banyan gigante di Raimangal dove era celata la Vergine della Pagoda ne era probabilmente un esempio.

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Se il Jemadar era il capo della spedizione e a lui spettava dare inizio alla strage con il Jihnri, l’invocazione a Kali citata, non troppo curiosamente, anche in un classico dell’avventura di Sax Rohmer (ne Il Misterioso dottor Fu Manchu si parla dei Thugs e delle loro tecniche, facendo riferimento ai Phansigars e al "richiamo di Shiva, dio della Morte", per ricondurre poi tutto alla setta di Kali), gli esecutori erano un gran numero.
Il termine sotha, tradotto in inglese come deceivers, gli impostori, coloro che agiscono con l’inganno (titolo e argomento di un buon film del 1988 con Pierce Brosnan) indica i settari che materialmente portavano a compimento il rito. Si accodavano a carovane di mercanti o pellegrini a piccoli gruppi, restandovi per l’arco di mesi.

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Viaggiare per l’India verso i centri commerciali e i luoghi santi era una pratica lenta, faticosa e pericolosa. I viandanti probabilmente non erano neppure a conoscenza degli strangolatori e dei loro usi, ma sapevano perfettamente che, lungo la via, c’erano bande di dacoit e briganti pronti a depredarli. Per tale ragione piccoli gruppi di altri viaggiatori che richiedevano di unirsi alla grossa carovana erano insospettabili e, spesso, ben accolti.
Il viaggio, frattanto, proseguiva e al primo gruppo di nuovi compagni se ne aggiungevano altri. Generalmente erano piccoli nuclei di gente che familiarizzava in fretta, carpiva la buona fede, amava la musica, la conversazione. Ingenerava insomma un falso senso di sicurezza nel grosso del gruppo. Questo sino ad arrivare a una zona desertica, lontana dai centri abitati e da ogni possibile soccorso.

020Era a questo punto che il Jemadar lanciava il richiamo di Kalì e iniziava un vero e proprio massacro. I Thugs, durante il "sacrificio", non potevano versare sangue. Immobilizzavano e strangolavano tutti i partecipanti alla spedizione. Una volta che il massacro si era concluso, alcuni si incaricavano di nascondere le merci rubate, ma il fine di tutta l’operazione restava sempre mistico. Si uccideva per compiacere Kalì.
I sacerdoti preposti al compito avevano allora la facoltà di smembrare i cadaveri e seppellirli in modo che non ne restasse più traccia. Intere carovane sparivano nel nulla e, prima che qualche parente impensierito desse l’allarme trascorrevano mesi e settimane.

Fu nel 1826 che il maggiore Sleeman, ufficiale britannico al comando di una compagnia di Sepoys (truppe locali al servizio della Compagnia delle Indie orientali) cominciò a raccogliere informazioni sulla setta degli Strangolatori. Dapprima fu quasi un hobby, la ricerca di notizie su una fosca leggenda che circolava nei bassifondi di Calcutta. In seguito a qualche indagine più approfondita, Sleeman si accorse che, nel corso dell’anno, molte carovane e spedizioni commerciali si perdevano. Alcune di queste erano patrimonio della Compagnia e ciò richiedeva quantomeno una indagine più accurata.
Sleeman cominciò così a organizzare gruppi di polizia, indagini più accurate. Forse non sarebbe arrivato a nulla, se non avesse catturato realmente alcuni membri della setta che – interrogati alquanto severamente – patteggiarono, rivelando almeno i segreti del loro gruppo. Messe le mani su un Jemadar, non fu difficile costringerlo a confessare i legami con altri suoi pari.

028Intorno alla metà degli anni Trenta dell'Ottocento, la setta dei Thug era stata ufficialmente distrutta con centinaia di esecuzioni capitali eseguite in tutta l’India. Fine di un mito? Decisamente no, considerato che i veneratori della dea Kali hanno anche oggi un tempio ufficiale a Calcutta e che in moltissimi romanzi avventurosi per tutto il secolo XIX e buona parte di quello successivo si fa riferimento ai Thugs come una setta segreta ancora esistente.
Di certo Salgari, per averne notizie così dettagliate da poterci imbastire alcuni dei suoi romanzi più emozionanti, doveva disporre di fonti anche recenti. Qui il mito si fonde probabilmente con la verità. Di fatto, gruppi di Strangolatori sopravvissero nelle megalopoli indiane quanto nelle paludi, negli stati limitrofi, forse confondendosi con locali gruppi di assassini rituali.
Se a tutto ciò aggiungiamo il fascino della Dea nera possiamo sicuramente affermare che la leggenda degli adoratori di Kali rimase ben vivo per tutto il XIX secolo. E, chissà, sino a oggi...

Continua con I misteri delle Sunderbunds
L'illustrazione di apertura è di Carlo Jacono
Le Illustrazioni in bianco e nero sono di A. Della Valle


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