TIGRI, CORSARI E FOTOGRAMMI-1

Scritto da  Michele Tetro

Cap_1.2In occasione del centenario della morte di Emilio Salgari, mentre Stefano di Marino ripercorre il mondo del romanziere di Verona, Michele Tetro ci propone l'aggiornamento del suo saggio sui film tratti dalle opere salgariane, apparso negli Atti del Convegno Emilio Salgari e la tradizione nel romanzo d'avventura, Fascicolo Uno, Yorick Speciale n.19 bis, marzo 1998. Cominciamo... Dagli anni Venti agli anni Quaranta: Salgari e il cinema
La grande popolarità delle opere di Emilio Salgari (oltre ottanta romanzi e almeno centoventi racconti, a stima) fu presto adocchiata, dopo il teatro e ancora vivente lo scrittore, anche dal cinema avventuroso italiano. Fin dagli anni Venti del secolo scorso, quindi ancora nell’epoca del muto, il ciclo dei Corsari delle Antille venne trasposto in immagini nella serie di pellicole curata dall’attore e regista siciliano Vitale De Stefano, che in un biennio si occupò della trasposizione di tutti i romanzi della serie (Il Corsaro Nero, La regina dei Caraibi, Jolanda la figlia del Corsaro Nero, girati nel 1920, e Gli ultimi filibustieri, Il Corsaro Rosso, Il figlio del Corsaro Rosso, girati l’anno successivo).

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Data la difficile reperibilità di queste pellicole è impossibile parlarne in termini critici, così pure come per il mai completato film del 1928 Il Corsaro Nero, di Rodolfo Ferro.
Nel 1937, in contemporanea con l’apparizione dei fumetti ispirati ai personaggi di Salgari disegnati da Guido Moroni Celsi e Rino Albertarelli su Topolino, esce un’ulteriore e più ambiziosa produzione omonima diretta da Amleto Palermi, di particolare successo a quei tempi anche grazie al fatto che il Corsaro Nero fosse interpretato dal beniamino sportivo Ciro Veratti, pluri-campione mondiale e olimpico di fioretto, e facesse anche la sua comparsa la compagna Ada Biagini, anch’essa campionessa di scherma e nuoto.
Particolarmente apprezzato da Benito Mussolini, il film non badò a spese, con la buona ricostruzione di due veri galeoni, uno spagnolo e uno corsaro, avvenuta nei cantieri navali napoletani Falanga di Torre del Greco, e la messa in scena di abbordaggi e tempeste marine. Secondo le testimonianze dell’epoca, l’arrivo in massa delle comparse in costumi pirateschi destò l’interesse e un minimo di timore tra i turisti dell’Isola d’Ischia, dove la pellicola venne in parte girata. Piuttosto fedele al romanzo da cui è tratta, la storia si concede però di farci sapere che la bella Honorata Wan Guld è solo figlia adottiva del Governatore di Maracaibo, in modo che il Corsaro Nero possa ucciderlo senza problemi durante l’assedio della città, guadagnando il lieto fine assente nel libro.

Cap_1._3Per il debutto di Sandokan al cinema bisogna attendere il 1941, con la sua prima apparizione nel film I pirati della Malesia di Enrico Guazzoni, girato a Cinecittà in contemporanea con Le due tigri di Giorgio Simonelli, pellicole liberamente ispirate al terzo e al quarto romanzo del ciclo malese, considerando in questa sede come secondo I misteri della Jungla Nera. Il primo film, che recupera molto di quest’ultimo romanzo, narra l’amore del cacciatore indù Tremal-Naik (Massimo Girotti) per la giovane Ada (Clara Calamai), destinata a diventare sacerdotessa della sanguinaria setta dei Thugs, adoratori della Dea Kalì, e delle avventure di Sandokan (Luigi Pavese) e Yanez (Sandro Ruffini) accorsi in suo aiuto (e che proseguiranno nel sequel, con conferma di tutti gli attori protagonisti).

Cap_1._7Tutt’altro che memorabile, come del resto le successive riduzioni (sempre scarsamente fedeli ai pur adattabili testi scritti), la coppia di pellicole è caratterizzata dalla povertà di mezzi e dalla staticità dell’avventura, priva di quella tipica azione rutilante che solo Salgari sapeva creare; ma, per la neonata Cinecittà, si trattava di un'occasione da non perdere per fare concorrenza con l’esotismo e la spettacolarità, di tutt’altra levatura, del cinema hollywoodiano. Guazzoni aveva inoltre incrementato la serie dei Corsari delle Antille con l’apocrifo salgariano La figlia del Corsaro Verde, uscito nel 1940, che vedeva Manuela (Doris Duranti), nipote del Corsaro Nero, innamorarsi e salvare la vita a un infiltrato spagnolo tra i pirati della Tortuga, in realtà figlio del Governatore di Maracaibo. Il film si segnala per una particina per il pugile Primo Carnera e poco altro.

Cap_1._5La prima metà degli anni Quaranta offre una vasta produzione di film ispirati all’opera di Salgari, ben quattro film solo nel 1942. Ecco quindi le due pellicole omonime tratte dal dittico CapitanTempesta e Il Leone di Damasco, co-produzioni italo-spagnole girate contemporaneamente da Corrado D’Errico (la prima iniziata da Hans Hinrich), deceduto durante le riprese e perciò rispettivamente portate a termine da Umberto Scarpelli e Enrico Guazzoni, e in doppia lingua (con il cambio dei due attori Carlo Ninchi e Doris Duranti per la versione spagnola, sostituiti da Luis Hurtado e Carmen Navasques). Piuttosto fedeli ai libri originali, i due film narrano l’assedio di Famagosta da parte dei turchi: nel primo episodio, che ebbe la supervisione di sceneggiatura da parte di Omar Salgari, figlio dello scrittore veronese, Capitan Tempesta (Carla Candiani), intrepida guerriera veneziana sotto spoglie maschili, guida gli eroi della Serenissima all’espugnazione del castello di Hussif, dove la sensuale Haradja (Doris Duranti) tiene prigioniero il fidanzato Marcello Corner (Adriano Rimoldi). In suo aiuto corre il cavalleresco combattente turco detto “Il Leone di Damasco” (Carlo Ninchi), grazie al quale i due giovani italiani potranno salvarsi e convolare a nozze (diversamente dal romanzo, in cui il fidanzato di Capitan Tempesta muore e il Leone di Damasco conquista il cuore di lei).
Cap_1._6Ovviamente confermato il cast completo per il secondo episodio, che vede il Leone di Damasco aiutare nuovamente la coppia, il cui figlioletto è stato rapito dai turchi di Haradja, e sacrificare eroicamente la vita nel tentativo di liberarlo (anche qui diversamente dal romanzo, che ha il lieto fine per tutti i buoni).
Nello stesso anno al regista torinese Marco Elter si deve invece l’altro dittico, ispirato ai due romanzi del ciclo dei Corsari delle Antille Il figlio del Corsaro Rosso e Gli ultimi filibustieri, che vedono le avventure di Enrico di Ventimiglia (Vittorio Sanni), della sorella Neala (Luisa Ferida, poco prima della sua esecuzione nel 1945, fucilata dai partigiani) e di una pittoresca banda di corsari contro il marchese di Montellimar nel primo film e gli stessi attori e personaggi nel secondo, impegnati stavolta a impedire il matrimonio di Neala (stavolta interpretata da Loredana Padoan) con il governatore di Las Palmas. Nella sceneggiatura di quest’ultimo film misero mano anche Pietro Germi e Luigi Zampa ma la critica del tempo non fu certo prodiga di lodi.

Cap_1._8Con I cavalieri del deserto, terza scelta di titolo dopo I predonidel Sahara e Gli ultimi tuareg, scritto, diretto e interpretato nel 1942 da Osvaldo Valenti (che condivise la morte con Luisa Ferida tre anni dopo) assieme a Gino Talamo, si chiude drammaticamente l’epopea salgariana del decennio: la pellicola, girata in esterni in Libia, è destinata a rimanere incompleta per la fuga precipitosa dall’Africa da parte della troupe, a causa dell’evoluzione degli scenari bellici. In fase di stesura parteciparono anche Federico Fellini e il secondogenito di Mussolini, Vittorio, sotto lo pseudonimo di Tito Silvio Mursino. Solo un accenno, infine per El Corsario Negro, diretto nel 1944 da Chano Urueta, film messicano distribuito in Italia solo nel 1951.

Continua con Gli anni Cinquanta: pirati e cacciatori di tigr


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