UN TRIBUTO ALL'AVVENTURA

Scritto da  Stefano Di Marino

salgari02Diamo inizio con questo articolo al tributo di Borderfiction a Emilio Salgari, in occasione del centenario della sua morte. Si alterneranno la voce di Stefano Di Marino, il romanziere italiano che per prolificità, per le scelte narrative e per le numerose ambientazioni di buona parte della sua produzione è stato più volte visto come l'erede contemporaneo dello scrittore nato a Verona nel 1862, e quella di Michele Tetro, che si rivela grande esperto del cinema (e della televisione) di ispirazione salgariana. La parola, per cominciare, a Stefano Di Marino...
Il 25 aprile 2011 ricorrono i cento anni dalla morte di Emilio Salgari. La scomparsa, avvenuta per suicidio è accompagnata da diverse lettere, di cui la più famosa recita: "A voi che vi siete arricchiti con la mia pelle, mantenendo me e la mia famiglia in una continua semi-miseria od anche di più, chiedo solo che per compenso dei guadagni che vi ho dati pensiate ai miei funerali. Vi saluto spezzando la penna."

salgari01Ma ve n’è una indirizzata ai figli, ancor più amara: "Sono un vinto: non vi lascio che 150 lire, più un credito di altre 600 che incasserete dalla signora..." Tutto questo ha alimentato il mito dello scrittore sfruttato dagli editori e costretto a scrivere a cottimo. In verità, secondo alcuni studiosi che hanno commentato successive raccolte delle sue opere i fatti non stavano esattamente così.
Salgari era discretamente pagato per la sua opera ma la famiglia numerosa, il tenore di vita in alcuni anni decisamente al di sopra delle sue possibilità e la malattia mentale della moglie, gli suggerirono forse un’impressione peggiore di quanto non fossero realmente le sue condizioni. Di certo non navigava nell’oro. E la critica lo snobbava.
Ecco, io credo, nella mia modesta opinione, che fosse questa la ferita più sanguinosa e bruciante. Così come dovevano essere state delusioni il mancato conseguimento del brevetto di capitano di marina, le crociere limitate all’Adriatico invece che ai mari esotici così caparbiamente sognati. Non meno dovevano aver influito i lazzi crudeli al circolo di spada dove, dopo il suo esordio letterario, lo chiamavano per dileggio ‘la Tigre della Magnesia’.

salgari00Perché dico tutto questo? Non per mancanza di rispetto, semplicemente perché il nostro non è un mestiere facile e, se sembra che la fortuna e la fama arridano un giorno, quello successivo si fanno beffe di noi. Un tempo come oggi.
Tuttavia il valore, l’affetto sincero che Salgari ha ispirato nei suoi lettori e anche di chi, con il trascorrere degli anni, ne ha seguito a modo suo le orme, nascono non dalle umanissime vicende ma dal favoloso immaginario che ha saputo ispirarci. Ammetto che senza la lettura del ciclo indo-malese la mia passione per l’Oriente, le arti marziali e tutta la cultura di quella parte del mondo non si sarebbero sviluppate. Mi sembra opportuno quindi rendergli un piccolo omaggio.
Non mi arrogo la capacità o la competenza di essere l’unico a poterlo fare. In realtà mi avventurerò quasi esclusivamente nel territorio orientale rileggendo e commentando i romanzi principali del ciclo, magari con qualche notizia sul background delle storie.

Cap_1._4Iniziare da I misteri della jungla nera che ho riletto nell’edizione apparsa nel 1903 presso l’editore Donath e recuperato qualche anno fa nella collezione Fabbri, è quasi d’obbligo. Il romanzo risale al 1885, pubblicato in seguito nel 1887 e infine in questa edizione citata. Io lo lessi in due puntate, credo in due diverse collane Mursia e Malipiero, con illustrazioni ai tempi moderne. Sulle prime rimasi convinto che il romanzo si concludesse tragicamente con la sua prima parte e solo successivamente scoprii che ne esisteva anche una seconda dal tono vagamente differente.
In effetti tutto il primo tratto della narrazione si svolge nelle Sunderbunds del Bengala e ruota sui personaggi di Tremal Naik (che è identificato come cacciatore di serpenti e non di tigri come ci è stato tramandato da tradizioni televisive e cinematografiche), i suoi fedeli compagni Kammammuri, Aghur e Hurty e gli animali Darma e Punthy. Di fronte a loro una terrificante palude, trasudante di misteri e nebbie tra le quali si profila questa fanciulla bellissima, Ada, chiaramente una mezzosangue legata da oscuri vincoli alla setta degli Strangolatori.
E poi il suono del ramsinga, gli inseguimenti, i tranelli, i tradimenti e sentimenti forti, violenti, da melodramma, che era poi la televisione dei tempi di Salgari. Ero già catturato e, su quelle storie avevo già costruito un universo mio che, molti anni dopo avrebbe portato al mio romanzo intitolato Amori e crudeltà dell'Orchidea Rossa, che mantiene alcune suggestioni e un accenno agli Strangolatori ma finisce per essere una personale elaborazione dell’universo salgariano.

salgari03Ma vediamo innanzitutto di sollevare il velo del silenzio sulla più famosa e terrificante setta di assassini e strangolatori di tutto l’Oriente: i Thugs (termine ormai usato in lingua inglese per indicare gli assassini da strada) esistevano da migliaia di anni, quando la Compagnia delle Indie orientali cominciò ad avere sentore di pratiche omicide particolarmente crudeli che affliggevano i viaggiatori soprattutto nella stagione dei pellegrinaggi. Sulle prime, nessuno volle dare credito sulle dicerie riguardanti una organizzazione così vasta e ramificata eppure invisibile. Poi, in seguito a un incidente in una cittadina dell’interno, un ufficiale della milizia della Compagnia scoprì una verità sconvolgente. Ogni anno migliaia di persone venivano uccise sulle piste delle carovaniere tra l’india e i confini afghani, i loro averi depredati, i loro corpi smembrati e sepolti, le loro vite offerte a una dea sanguinaria...

Continua con
Nel segno di Kalì 
L'illustrazione di apertura è di Carlo Jacono
Il ritratto di Salgari è di A. Dall'Oca Bianca
 


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