Andrea Carlo Cappi

Andrea Carlo Cappi

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Non capita spesso che a un attore capiti di interpretare se stesso. E non capita proprio mai che un attore debba interpretare sullo schermo una versione romanzata dell'episodio chiave della propria vera vita. Specie se si tratta di una missione segreta svolta per l'intelligence britannico e coperta dall'Official Secrets Act: una missione di importanza vitale, consistita nel sostenere il ruolo di - e sostituirsi pubblicamente a - uno degli uomini che hanno determinato il corso della Seconda guerra mondiale.
Dell'incredibile caso di Meyrick Clifton-James – così come è stato documentato nel libro autobiografico che ispira questo film e che porta la firma del suo stesso protagonista, I Was Monty's Double – ho parlato nel mio saggio Le grandi spie. Dal momento che i diritti d'autore mi danno da mangiare, vi rimando per i dettagli della storia alla lettura della sezione intitolata Operazione Copperhead, alle pagine 151-152. Ma nel 2010, poco dopo l'uscita in del volume, forse sull'onda del successo di Unglorious Bestards di Quentin Tarantino (in cui si sprecano i riferimenti a fatti e personaggi di cui parlo nel mio libro) ho trovato in Spagna in dvd La battaglia segreta di Montgomery (I was Monty's Double, 1958) che non vedevo da un trentennio. E che merita decisamente un articolo.

nero_imp_copertinaNel vasto panorama degli investigatori della letteratura, una delle categorie più interessanti è quella dei detective senza licenza e al di fuori della legge, come il Matt Scudder di Lawrence Block, l'Alligatore di Massimo Carlotto o il Joe Kurtz di Dan Simmons. Tra questi antieroi maledetti si inserisce a pieno titolo Fabio, il protagonista di Nero imperfetto, che non è né ex alcolizzato né ex galeotto, ma qualcosa di simile a una pallina d'argento che a volte rimbalza frenetica sulle pareti di un flipper, a volte sprofonda in un baratro nero.
Il flipper si chiama Milano, rutilante città della moda e della coca, delle puttane e delle gang di etnie assortite, dove molta gente cerca di sparire. Vuole sparire. Se dovete trovare giocatori d'azzardo che non pagano i debiti, prostitute scappate dagli sfruttatori o ragazze che fuggono dagli abusi di famiglia, rivolgetevi a lui. E se chi viene ritrovato lo ringrazia spaccandogli in testa una bottiglia, a Fabio non importa più che tanto.
Perché lui è già morto, dentro.

appuntamento_samaringaUn tuffo in un mondo avventuroso quasi dimenticato, forse per colpa della nostra scarsa memoria, forse per colpa di un mercato editoriale gestito sempre più da non-lettori, che tende a farci credere che esistano solo determinati tipi di romanzi e a lungo andare finisce per condizionare tutti. E dunque... grazie a DBooks per aver riproposto in formato elettronico - ma anche con una tiratura cartacea limitata, per noi dinosauri della Guerra Fredda che amiamo leggere i libri, per esempio, nella vasca da bagno – questo romanzo anni Ottanta di Stefano Di Marino. Un libro precedente al suo esordio come autore di noir italiano in Mondadori con Per il sangue versato, ripubblicato sempre da DBooks nel 2011. Appuntamento a Samaringa è la piacevolissima riscoperta di un romanzo uscito originariamente sotto pseudonimo (Frederick Kaman, se non erro) nella collana "Top Secret" della Garden Editoriale, che con la grafica di copertina e l'occasionale partecipazione come illustratore del grande Carlo Jacono, echeggiava la storica "Segretissimo" di Mondadori, a testimonianza dell'enorme successo del genere spionistico-avventuroso.

OnryoFin dai tempi di Fruttero e Lucentini (doveroso il ricordo) le antologie di Urania sono sempre state un'ottima occasione per scoprire nuovi autori. Ma questa particolare raccolta nasce proprio con l'intento di far conoscere ai lettori qualcosa di particolarmente ignoto e distante per il pubblico italiano, ossia le moderne storie di fantasmi della letteratura nipponica. Inoltre, con ulteriore virtuosismo, non solo i curatori Danilo Arona e Massimo Soumaré (quest'ultimo anche traduttore dei racconti giapponesi) ci propongono una bella scelta di storie del genere, ma anche altrettante opere di bravissimi autori italiani che si cimentano sugli stessi temi. Il tutto con una preziosa introduzione che inquadra il filone e ne sottolinea alcuni aspetti salienti.
Innanzitutto Arona e Soumaré ci ricordano che, se in Italia questo genere è arrivato al traino della versione americana di The Ring – tratto da un romanzo di Koji Suzuki pubblicato anche da noi grazie al successo del film – e con esso sono poi giunti in dvd i Ringu originali, i Ju-On e via discorrendo, in realtà la tradizione giapponese della storia di fantasmi è molto più antica e in particolare le donne in bianco dai volti pallidissimi e dai lunghi capelli neri sono di fatto maschere del teatro kabuki. I curatori ci fanno anche notare che in queste storie i fantasmi sono soprattutto di sesso femminile, alla ricerca di una rivalsa per ciò che hanno dovuto subire in vita.

talpa_0Uno dei capolavori di John Le Carré approda sul grande schermo – a più di trent'anni da una magistrale versione televisiva (1979) con Sir Alec Guinness – nel thriller più elegante della stagione, fatto di sfumature, sguardi, accenni, frammenti di mosaico proposti come flashback, emozioni appena accennate ma potenzialmente esplosive. La dimostrazione che, di quando in quando, anche un remake può essere un'opera d'arte. Sarà che tra i produttori esecutivi figura lo stesso Le Carré, cui è concesso anche un subliminale ma esilarante cameo (non lo avete riconosciuto? Vi do tempo questo articolo per indovinare, poi alla fine ve lo dico io). Sarà che il film non fa concessioni a un pubblico distratto: qui bisogna stare attenti, ricordare quali carte siano state giocate, come in una partita di bridge; intuire quali siano le prossime mosse dell'avversario, come nella partita a scacchi suggerita da Control – capo storico del Secret Intelligence Service – quando ha incollato a ciascuno dei pezzi di una scacchiera la fotografia di uno dei personaggi-chiave del Circus, il quartier generale del servizio segreto britannico.

mailMilano, agosto 1576: mentre infuria una delle numerose ondate di peste che precedono quella del secolo successivo descritta dal Manzoni, il giovane notaio criminale Niccolò Taverna affronta uno dei momenti più difficili della sua vita. La moglie Anita, vittima dell'epidemia, è stata da poco condotta al Lazzaretto con scarse speranze di guarigione. Nel Duomo in costruzione, fortemente voluto dall'arcivescovo Carlo Borromeo, qualcuno ha rubato dall'altare un prezioso candelabro del Cellini. E quel che è peggio il segretario dell'Inquisizione Bernardino da Savona è stato assassinato in piena notte in un appartamento in Corsia de' Servi, dove non aveva la minima ragione di trovarsi; all'ingresso il segno inequivocabile degli untori, coloro che nella superstizione popolare erano responsabili della diffusione del morbo mediante infernali sostanze di cui avrebbero cosparso le porte di casa delle loro vittime.

dr_no_from_japanCome ho raccontato nella parte precedente di questo articolo, il primo compleanno dell'agente 007 risale al 15 gennaio 1952, data in cui Ian Fleming, nella sua casa in Giamaica, comincia a scrivere il romanzo che dava inizio alla saga, Casinò Royale.
Il secondo compleanno di James Bond corrisponde al 16 gennaio 1962, dieci anni dopo. Proprio quel giorno e guarda caso a pochi passi dalla residenza giamaicana di Fleming cominciano le riprese di quello che sarà il primo film della serie cinematografica, Agente 007-Licenza di uccidere, tratto dal romanzo Il dottor No.
Due produttori, il canadese Harry Saltzman e il newyorkese Albert R. Broccoli, hanno unito le loro forze nella Eon Production per dare vita a un progetto duraturo. Il giovane e ai tempi poco noto attore scozzese scelto come protagonista, Sean Connery, prima delle riprese è stato addestrato a diventare un vero e proprio gentleman da Terence Young, che sarà regista di tre dei primi quattro film del ciclo, e ora è giunto in Giamaica per affrontare il primo ruolo importante della sua carriera. Di lì a poco nascerà anche il celebre tema musicale di Monty Norman, che sarà portato al successo da John Barry.

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A metà gennaio del 2012, uno dei personaggi di maggior successo della carta e della celluloide del Ventesimo secolo festeggia due importanti compleanni. Di questi, quello di cui si sentirà parlare più diffusamente per tutto l'anno sarà con tutta probabilità il secondo, l'anniversario sul grande schermo, che verrà festeggiato a novembre con l'uscita di un nuovo film di quella che è considerata la serie più longeva nella storia del cinema.
Sicché nei prossimi mesi sentirete ripetere che, James Bond, il celebre agente 007 di Ian Fleming, compie cinquant'anni. Il che è vero solo per metà. L'altra metà è che ne compie sessanta.
In realtà parte dell'equivoco sorge dal fatto che il personaggio è nato due volte, nello stesso luogo, quasi lo stesso giorno e in entrambe le circostanze in presenza del suo creatore... ma a distanza di dieci anni l'una dall'altra. D'altra parte, per citare un famoso titolo di Ian Fleming, si vive solo due volte.

j-edgar-movie-posterNon dev'essere certo stato facile né per lo sceneggiatore Dustin Lance Black né per il regista Clint Eastwood scegliere che cosa mettere in scena nelle circa due ore e un quarto di durata di J. Edgar, partendo dalla lunga e complessa biografia di una delle figure più controverse della storia americana del Ventesimo secolo, inevitabilmente intrecciata con gli innumerevoli casi di cui si occupò la sua creatura, il Federal Bureau of Investigation. L'argomento potrebbe fornire materiale per centinaia di ore di pellicola. Regista e sceneggiatore scelgono la strada più intimista, orientando il film soprattutto sui rapporti tra John Edgar Hoover (Leonardo DiCaprio) e tre personaggi chiave della sua vita: la madre Anne Marie Scheitlin Hoover (Judy Dench), l'assistente personale Helen Gandy (Naomi Watts) e il braccio destro Clyde Tolson (Armie Hammer), con il quale l'inflessibile e reazionario capo dell'FBI ebbe un'ambigua relazione.

ZentropiaBenvenuti all'ultimo livello della distopia, accompagnati dalla mente geniale, distorta e delirante di Adriano Barone, in questo volume di piccolo formato e dai contenuti devastanti edito da Agenzia X-Noir di rivolta, nella collana Inchiostro Rosso, con in copertina una suggestiva tavola di Maurizio Rosenzweig.
D'accordo, ai miei tempi questo genere si chiamava «letteratura antiutopica» e comprendeva romanzi come 1984 di Orwell, Il mondo nuovo di Huxley, ma anche (a mio avviso) Un'arancia a orologeria di Burgess – meglio noto come Arancia meccanica dopo il film di Kubrick – piuttosto che parecchi titoli di Philip K. Dick, sempre sia lodato.
Oggi si chiama «letteratura distopica» ed è stata recentemente argomento di un percorso narrativo e saggistico con il volume Ambigue utopie curato da G. F. Pizzo (Bietti Editore). Ma, prima che tutto tenda a Z, torno a parlare del libro in oggetto.

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