Andrea Carlo Cappi

Andrea Carlo Cappi

In un imprecisato paese centroamericano, nell'imminenza delle elezioni, la capitale è tappezzata dalle enormi affissioni che invitano a votare per Maurice Leprince, l'imprenditore di successo che promette democrazia, giustizia e uguaglianza, l'uomo che si è fatto da solo sbarcando vent'anni prima, senza un soldo, in fuga dalla Francia occupata. Ma anche il boss della prostituzione e il proprietario dello Stardust, centro clandestino dello smercio di cocaina nel paese. Da tempo il sergente investigativo della polizia Miguel Mora cerca invano il modo per incastrare Leprince, prima che l'elezione al Senato lo renda ancora più intoccabile. Per questo spera in ciò che può raccontargli Juan Solano, ladruncolo redento sotto la sua ala protettrice, che si è fatto assumere come barista (e infiltrato) allo Stardust. Ma quando sembra che il giovane barman abbia finalmente trovato le prove necessarie, Mora si vede recapitare il cadavere di Juan a domicilio.

L'avevano promesso – due anni fa, a Cartoomics 2011 – e l'hanno fatto. L'hanno portato a termine. E pure bene. Per cui comincio subito dai complimenti ad Alessia di Giovanni e a Daniele Statella, a tutto il cast e a tutto il personale, che comprende nomi più che illustri. È un'impresa titanica realizzare un film di qualità in modo del tutto indipendente, quindi doppia lode a questa banda di fumettisti-film-maker che si è scatenata con grande inventiva e ironia.
Gli autori amano ricordare che si tratta di una produzione a bassissimo costo, ma in certi momenti i risultati sono tali che lo spettatore si dimentica del budget, merito anche – ma non solo – delle grandi firme che hanno partecipato al progetto, come Sergio Stivaletti per gli effetti speciali e Manuel De Sica per le musiche. In un recente e ben noto programma tv sul cinema si è notata la rapidità con cui alcuni recensori hanno biasimato la recitazione - personalmente ho visto e sentito di peggio in produzioni più blasonate
 - e bollato a priori la qualità del film... e il giudizio di coloro che invece lo hanno visto davvero e ne hanno apprezzato i pregi. Non siamo ancora alla perfezione, ma basterebbe qualche limatura qua e là per arrivarci. E in ogni caso, vale la pena di vederlo.


Un'altra brutta notizia, anche se temuta da un po' di tempo. Ma, come ha detto Andrea G. Pinketts quando gliel'ho comunicata al telefono, finché la brutta notizia non arrivava voleva dire che lui c'era ancora. Ma alla fine è arrivata, nel pomeriggio dell'otto febbraio 2013: è morto a ottantasette anni Renato Olivieri, uno dei pochi scrittori che abbiano fatto pulsare il cuore del giallo italiano in un periodo in cui gli autori di livello erano pochi e il genere non era di moda né quasi riconosciuto. Qui lo vediamo in una rielaborazione grafica deella foto in quarta di copertina de Il dio danaro (Mondadori), una delle ultime inchieste del suo personaggio più famoso. Il primo romanzo, Il caso Kodra, è del 1978 e introduce la figura del vicecommissario (poi commissario) Giulio Ambrosio, un nome che richiama nel contempo la Milano che fa da scenario alle indagini e l'Alfa Romeo della polizia.

Si diffonde come un contagio per l'Europa l'eco dello zombie movie indipendente cubano (coprodotto con alcune reti televisive spagnole) diretto da Alejandro Brugués, lanciato con successo al festival di Sitges nel 2011 e previsto in Italia nel corso del 2013 (probabilmente nel mese di luglio). Viene presentato a Milano il 30 gennaio 2013, alla presenza del console della Republica de Cuba sr. Eduardo Vidal Chirino*, presso il Circolo Arci Bellezza, nell'ambito della rassegna di cinema cult indipendente Como tú me ves.
Già dal titolo, che richiama forse per caso Shaun of the Dead (in italiano L'alba dei morti dementi, che a sua volta riecheggiava Dawn of the Dead, ovvero "L'alba dei morti viventi", meglio noto in Italia come Zombi) si identifica come commedia horror. ** Ma non si tratta affatto di un sottoprodotto di una parodia, bensì di un film a tratti epico e persino commovente, oltre che dotato di una comicità straordinariamente cinica e politicamente scorretta.

Un nuovo gioiellino dei produttori di El orfanato (2007) e Los ojos de Julia (2010), che  nell'inverno 2012-13 sono tornati a far accapponare la pelle al pubblico spagnolo con un giallo che rievoca atmosfere alla Boileau e Narcejac, ma anche un po' Gli insospettabili di Manckiewicz. La regia è di Oriol Paulo, già sceneggiatore de Los ojos de Julia. Tra gli interpreti neanche questa volta può mancare la bionda e affascinante Belén Rueda, che sfoggia con noncuranza qualche ruga in più, ma si concede un ruolo più glamour rispetto ai due titoli precedenti nel ruolo di Mayka Villaverde, bella ereditiera di un'importante compagnia farmaceutica.
Mayka è una donna che ama giocare con le vite degli altri e che detesta perdere, specie che ora si rende conto che non è più nel fiore degli anni: l'unica leva che ha sul marito – professore universitario promosso a direttore della compagnia dopo il matrimonio – è il potere che mantiene su di lui.
Mayka è morta da poche ore per un infarto, dopo avere siglato l'ennesimo successo in affari oltreoceano. Ma allora perché il suo cadavere non è più al suo posto nella cella frigorifera dell'obitorio? E che cosa ha spaventato il guardiano notturno della morgue, al punto di farlo scappare a perdifiato e farsi investire da una macchina?

DKmostra50_milanozIl primo novembre 2012 Diabolik, il personaggio creato nel 1962 da Angela e Luciana Giussani, ha compiuto cinquant'anni di crimini, perpetrati principalmente in più di ottocento episodi a fumetti, ma anche in romanzi e racconti, un film non fedelissimo ma considerato un punto di riferimento della cultura pop, serial radiofonici, un "audiofumetto" e persino una serie di cartoni animati, in cui tuttavia Diabolik, per esigenze di censura esistenti in molti paesi nella fascia oraria destinata ai ragazzi, diventava... un criminale redento.
Ora - mentre i suoi fumetti continuano a essere tra i più venduti, seguiti e amati in Italia - si preannuncia una serie televisiva in tredici episodi, in onda nel 2014. E i festeggiamenti per l'anniversario raggiungono il loro massimo fulgore portando Diabolik e il suo mondo in un'esposizione suggestiva che si apre con la vera Jaguar E-Type 1961 prediletta dal fuorilegge di Clerville per le sue fughe avventurose dopo ogni colpo.

Skyfall_posterIl terzo film era la prova del fuoco: tutti lo aspettavano per avere conferma o meno della validità di Daniel Craig in uno dei ruoli più ambiti dagli attori anglosassoni e della vitalità del marchio cinematografico più longevo della storia, giunto nel 2012 a cinquant'anni e ventitré pellicole "ufficiali" a scadenze quasi regolari: l'ulltimo episodio era Quantum of Solace del 2008, il secondo interpretato da Craig.
Per quanto riguarda Skyfall, il giudizio è assolutamente positivo: con questo film l'attore inglese è più 007 che mai, riunendo sia le caratteristiche dell'eroe dei romanzi di Fleming di rado rappresentato al cinema - pensoso, tormentato, vulnerabile nella sua durezza, spesso consumato da una rabbia fredda che lo spinge a sopravvivere a situazioni estreme - sia alcune sfumature che fanno invece parte del personaggio cinematografico, soprattutto un'ironia che obbedisce a una delle sue prime regole: mai mostrarsi debole davanti a un avversario. Skyfall gode di una bella sceneggiatura, anche se non perfetta quanto quella - assai più complessa - di Casinò Royale, di una particolare attenzione agli attori, di una canzone molto classicamente bondiana nello stile, e di una cura estetica quasi senza precedenti in un film di 007

Carlo_OlivaNella famiglia allargata della letteratura capita ogni tanto di dover scrivere un ricordo di una persona conosciuta, considerata un maestro e un punto di riferimento, a cui si deve dire addio. Negli ultimi anni è capitato fin troppo spesso. Ma il saluto diventa particolarmente triste quando la persona in questione non è stata solo una grande figura incontrata qualche volta, ma anche una presenza per certi periodi quasi quotidiana, soprattutto tra gli scaffali della storica sede della Libreria del Giallo in piazza San Nazaro in Brolo a Milano, dove ho conosciuto Carlo Oliva nel febbraio del 1992, nell'epoca in cui nasceva la "Scuola dei Duri" di Milano di cui lui era uno dei fautori. L'ultima volta che noi di Borderfiction lo abbiamo visto è stata a una serata all'Admiral qualche mese fa, dove dalla prima fila il "professor Oliva" ci lanciava le sue classiche occhiate di divertito rimprovero.
Ha scritto oggi Giancarlo Narciso: "Mi aveva colpito subito per il piglio arguto e la battuta fulminante. Ha presentato gran parte dei miei libri e recensito altrettanti, con giudizi generosi. Mi ero abituato a vederlo a Borderfiction al mercoledì sera. Sentirò molto la sua mancanza e credo che non saremo in pochi... Non l'ho mai ringraziato abbastanza per tutte le volte che si è scomodato a leggere e venire a parlare bene di un mio libro. Con un po' di ritardo lo faccio adesso e lo ricordo con grande affetto." Nell'immagine (ritagliata, se non erro, da una fotografia di Arianna Zini) lo vediamo nell'ultima sede della Libreria del Giallo, in via Peschiera.

IMG_8242Anche se in questi articoli si parla della serie Nightshade, l'anniversario che ricorre in queste ore mi induce a una doverosa digressione. Chi legge i miei libri sa che ho la tendenza a insospettirmi quando si verifica qualche evento clamoroso che trova spiegazioni approssimative o poco credibili... quando non manifestamente improbabili. Sto scrivendo queste righe nella notte tra il 31 agosto e il primo settembre 2012: esattamente quindici anni fa, il 31 agosto 1997, moriva a Parigi Lady Diana Spencer. A quell'episodio seguì la diffusione di una spettacolare serie di notizie false e, come si suol dire, tendenziose: la colpa dell'incidente era dei paparazzi (come se fosse la prima volta che lady Diana o il suo fidanzato Dodi Al Fayed erano inseguiti dai fotografi!), anzi, no, la colpa era dell'autista ubriaco (che però non era ubriaco, come si vede dai filmati dell'Hotel Ritz). Nel frattempo Dodi Al Fayed veniva presentato come una specie di perditempo e non come il produttore del film premio Oscar Momenti di gloria (e, giusto per restare in tema di apparenze che ingannano, anche di due divertenti thriller, FX-Effetto mortale ed FX2, che ho appena comprato in dvd). L'importante era denigrare, minimizzare e avvolgere il tutto in una nebbia di sproloqui. Intanto si apparecchiava il regio funerale con cui la corona d'Inghilterra si sarebbe riappropriata del cadavere della donna che, scacciata da Buckingham Palace, aveva sorpassato nel gradimento dei britannici la famiglia reale al completo.

IMG_8339Uno dei problemi quando si scrive una serie è... sapere per quanti episodi si protrarrà. Capita ad alto livello presso le reti televisive americane: ci sono serial le cui vicende devono essere allungate o accorciate a seconda del loro successo, ce ne sono persino alcuni che restano incompiuti perché la rete televisiva decide di non realizzare la stagione successiva, tranciando a metà intere linee narrative. Ma il discorso vale anche per i libri.
Quando si parla di thriller, in particolare, ci sono due alternative. La prima: si raccontano storie che non hanno una particolare sequenza temporale, che possono essere lette in qualsiasi ordine e hanno solo minimi riferimenti ad altri episodi; in questi casi la norma è che alla fine di ogni singola storia la situazione per i personaggi principali è tornata identica a quella del punto di partenza, i personaggi non si modificano e, addirittura, non invecchiano. La seconda: le storie hanno una sequenza temporale, non c'è solo la trama del singolo episodio ma anche una continuity – intesa in questo caso come una trama «superiore» che si trasmette da un libro al successivo; e qui a volte i protagonisti si evolvono, invecchiano, addirittura muoiono.

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