X-MEN: LA SAGA

Scritto da  Andrea Carlo Cappi

X-men_inizioDal 3 giugno 2011 – l'8 giugno in Italia – il percorso cinematografico di X-Men giunge al quinto film nell'arco di poco più di un decennio, una strada imboccata dal regista di Bryan Singer (I soliti sospetti, Superman Retuns) che diresse i primi due episodi. Anche questa, come molte delle pellicole realizzate in questi ultimi anni dai Marvel Studios di Stan Lee, affonda le sue radici in una lunga saga a fumetti di supereroi nata quasi mezzo secolo fa. Era infatti il 1963 quando l'infaticabile coppia costituita dallo sceneggiatore Stan Lee e dal disegnatore Jack Kirby realizzò il primo albo di una nuova serie della casa editrice americana Marvel Comics, dando vita a un inedito gruppo di personaggi destinato a una grande fama.
Nel 1961, sempre per la Marvel, Stan Lee aveva pubblicato le prime avventure dei Fantastici Quattro; tra il 1962 e il 1963 aveva pubblicato nuovi supereroi (Uomo Ragno, Hulk, Thor, Iron Man) e ne aveva recuperati alcuni dal passato (Capitan America, Sub-Mariner) cominciando a farli interagire tra loro. Nel settembre 1963 apriva due nuove serie: I Vendicatori, squadra costituita da personaggi già presenti in varie testate, e X-Men, che invece presentava un gruppo di eroi completamente nuovi, in tutti i sensi.

X-men_Uncanny_Issue1_smC'erano due caratteristiche che differenziavano dalle altre quest'ultima testata (a destra la copertina del numero 1). La prima: i supereroi non avevano bisogno di una spiegazione per l'acquisizione dei loro poteri, se non che li avevano dalla nascita, acquisiti attraverso una mutazione genetica. La seconda: che, come l'Uomo Ragno, i supereroi in azione erano tutti teenager e quindi più vicini all'età dei principali destinatari della pubblicazione.
L'unico adulto del gruppo era il Professor Xavier (si pronuncia exévier) alias Professor X, il loro mentore, dotato di poteri telepatici ma anche di fondi sufficienti ad aprire una vera e propria scuola per giovani dal particolare talento e ad allestire complesse apparecchiature quali Cerebro, il mutant-detector che gli permette di espandere le proprie percezioni e localizzare altri mutanti nel mondo.
In origine – come ama raccontare Stan Lee nei contenuti speciali dei dvd di film e cartoni animati – la serie si sarebbe dovuta chiamare The Mutants, ma la direzione della Marvel obiettò che sarebbe stata una definizione troppo criptica e optò per il più supereroico X-Men. La storia cominciava con l'arrivo alla scuola a Westchester, elegante zona residenziale fuori New York, della giovane Jean Grey, mutante telecinetica che assumeva il nome di Marvel Girl ed entrava nella squadra costituita da Ciclope, Angelo, Uomo Ghiaccio e Bestia, ricevendo la divisa gialla e blu degli X-Men. Fin dal primo numero entrava in scena anche l'avversario storico della squadra, Magneto (la natura dei cui poteri era evidente già dal suo nome di battaglia), deciso a raccogliere intorno a sé altri mutanti intenzionati a far valere il proprio stato di homo superior e dominare il mondo alla faccia del semplice homo sapiens.

Giant_Size_XMenLa serie ebbe un immediato successo che si protrasse per tutti gli anni Sessanta, con qualche aggiustamento estetico, in particolare l'adozione da parte di ogni membro del gruppo di costumi personalizzati in luogo delle divise. Una serie parallela raccontava anche il passato di ciascuno dei personaggi fino al proprio arrivo nella squadra. In questo periodo si consolidava uno degli aspetti fondamentali della saga, che sarebbe stato determinante sia per gli sviluppi successivi, sia per la trasposizione cinematografica. Stan Lee aveva lanciato il concetto dei supereroi con superproblemi, per umanizzare i superuomini, motivo per cui Hulk era considerato una minaccia e inseguito dall'esercito, mentre l'Uomo Ragno era perseguitato da una campagna stampa tesa a farlo apparire come un criminale. Nel caso dei mutanti il superproblema diventava generalizzato e addirittura di tipo razziale: gli uomini li temono e quindi li discriminano, spingendo quindi molti di loro a diventare superiminali e rendendo molto più difficile la vita agli X-Men, a loro volta oggetto di persecuzione e tentativi di eliminazione fisica. A questo si aggiungono i problemi, per i singoli personaggi, di convivenza quotidiana con caratteristiche fisiche anomale e poteri a volte fastidiosi, ingombranti o addirittura pericolosi. La lotta al razzismo e l'accettazione delle diversità sono sempre stati, meritoriamente, temi dominanti nei fumetti Marvel.

generation_XMa negli anni Settanta il pubblico perse gradualmente interesse per la serie. Si imponevano alcuni cambiamenti. Nel 1972 Bestia (che, a dispetto del nome e dell'aspetto fisico, era il più brillante scienziato degli X-Men) guadagnava una breve serie autonoma quando, uscito dal gruppo, si sottoponeva ad alcuni esperimenti che lo trasformavano in modo accidentale e irreversibile in un essere peloso e animalesco. Infine nel 1975 (qui sopra a sinistra la copertina del numero della svolta), in seguito alla temporanea sparizione di alcuni membri della squadra originale, il Professor X creava un nuovo gruppo, reclutando alcuni ex avversari, qualche nuovo personaggi – tra cui l'africana Tempesta – e un mutante canadese già apparso in due albi della serie Hulk: Wolverine, noto anche con il nome in codice "Arma X", personaggio aggressivo, antieroico e a tratti animalesco, destinato a diventare il più popolare di tutti gli X-Men.

XMenSi creava così, sopratuttto per mano dello sceneggiatore Chris Claremont che vi si sarebbe dedicato per sedici anni, una squadra che avrebbe superato la fama della precedente, avrebbe generato diversi spin-off (molti dei quali dedicati proprio a Wolverine), avrebbe avuto varie trasposizioni a cartoni animati e persino qualche romanzo, tra cui uno in cui gli X-Men incontrano i personaggi di Star Trek.
Inoltre gli X-Men sarebbero stati, insieme all'Uomo Ragno (o Spiderman che dir si voglia) tra i primi a essere inseriti anche nell'universo Ultimate, la nuova continuity ricreata da zero dalla Marvel Comics negli anni Duemila, per conquistare nuovi giovani lettori spaesati dall'ormai labirintica complessità acquisito dall'universo «classico» costruito nei decenni precedenti, in cui quasi tutti i personaggi avevano finito in un modo o nell'altro per interagire fra di loro.

XMen_2Nel 1994 la 20th Century Fox acquisì i diritti dei personaggi e due anno più tardi realizzò il pilota per un'ipotetica serie televisiva intitolata Generazione X, liberamente ispirata ai personaggi di Claremont e dei suoi successori (riletti però in chiave giovanilistica, riprendendo in parte il concetto originale degli eroi-teenager di Stan Lee ma omettendo la figura del Professor X) e munita di effetti speciali piuttosto semplici; il progetto non decollò e ne rimase soltanto il tv movie di apertura, diretto da Jack Sholder (ringrazio il sempre attento Michele Tetro per la segnalazione!)
Il vero film live-action arrivò sugli schermi nel 2000, con un cast particolarmente azzeccato: affascinanti come sempre le due ex Bond-girl (ma da tempo laureate anche come attrici mainstream) Famke Janssen (Jane Grey) e Halle Berry (Tempesta), suggestivo Ian McKellen come Magneto e perfetti per le loro parti Patrick Stewart (reduce da Star Trek) come Professor Xavier, e Hugh Jackman come Wolverine. La pellicola, diretta da Bryan Singer, ribalta la continuity dei fumetti, incluse le età dei personaggi, e si apre con l'arrivo del veterano Wolverine e della giovanissima Rogue (Anna Paquin) alla «scuola» di Xavier, mentre il mondo mutante è già diviso tra i buoni X-Men, i ribelli affiliati di Magneto e una larga maggioranza che non sa cosa fare della propria vita in una società sempre più ostile. In scena sono dunque teenager in cerca del loro posto nel mondo e adulti in conflitto con il loro passato e il loro presente.
XMen_3La lotta contro Magneto, che vuole estremizzare le tensioni per portare a un conflitto e a una vittoria dei «mutanti malvagi» è oggetto della trilogia che prosegue con X-Men 2 (nuovamente di Singer, del 2003) e si conclude con X-Men – Conflitto finale (del 2006, diretto invece da Brett Ratner). Già in questi due film si intravedono i flashback del passato di alcuni personaggi, che è oggetto dei due film successivi: X-Men, le origini: Wolverine (2009, regia di Gavin Hood) in cui si completa il racconto del suo passato già in parte esposto in X-Men 2 e si intravedono Ciclope e il Professor X; e il prequel assoluto, X-Men – L'inizio.

XMen_WolverineIn questo nuovo film, diretto da Matthew Vaughn e ambientato cinquant'anni fa, all'epoca della crisi dei missili di Cuba, cambiano anche per ragioni anagrafiche quasi tutti gli interpreti dei personaggi fissi: in particolare James McAvoy prende il posto di Patrick Stewart per Xavier e Michael Fassbender quello di Ian McKellen per Magneto, anche se Stewart e McKellen, ringiovaniti al computer, erano apparsi nei loro ruoli in un flashback di Conflitto finale e Stewart nelle ultime scene di Wolverine; Jennifer Lawrence sostituisce (tranne in una scena-cameo) Rebecca Romijn nella parte di Mystica, che richiede che l'attrice reciti completamente nuda. Rimane tuttavia l'azzeccatissimo Hugh Jackman in una partecipazione straordinaria nel ruolo di Wolverine, unica accoppiata attore-personaggio presente in tutti e cinque i film.


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