Traduzione di Andrea Carlo Cappi

manor_0Tra gli scritti del celebre creatore di Sherlock Holmes figurano alcuni esempi di quel sottogenere di letteratura vittoriana affine al genere che oggi chiameremmo true crime, la ricostruzione in forma narrativa di autentici casi di omicidio, venata però di osservazioni morali e caratterizzata dalla “voce” di un narratore onnisciente, che si concede il lusso di anticipare al lettore i truci sviluppi della storia, al fine di stimolarne la morbosa curiosità: lo stesso stile che il pubblico avrebbe riscoperto un secolo dopo al cinema con il criminologo-narratore di The Rocky Horror Picture Show. Questo racconto fu pubblicato nel 1901 su “The Strand Magazine”, nella rubrica Strange Studies from Life, con le illustrazioni, che qui riportiamo, di Sidney Paget: la stessa rivista e lo stesso disegnatore che già avevano reso famoso Sherlock Holmes.


Nello studio della psicologia criminale si è indotti alla conclusione che, di tutte le possibili mentalità, la più pericolosa sia quella dell'uomo sregolato ed egoista. Questi è un uomo che ha perduto il senso della misura. La sua volontà e il suo interesse hanno oscurato i suoi doveri nei confronti della comunità. L'impulsività, la gelosia e la vendicatività sono i prolifici genitori del crimine, ma la follia dell'egoismo li supera tutti, quanto a pericolosità e a spiacevolezza.

Zio_Amleto6_2Uno più importanti protagonisti e testimoni della storia cinese del XX secolo... non è affatto cinese. È un italiano ed è stato un agente segreto, anzi, l'uomo chiave dello spionaggio nella Manciuria, sia nel periodo dell'indipendenza sia in quello in cui è stata territorio occupato dal Giappone. Il libro in cui ha raccontato le sue vicende dopo l'invasione, denunciando la brutalità e i traffici dei militari giapponesi, è ancora oggi uno dei principali punti di riferimento per gli storici che intendano ricostruire quel periodo. La vita di Amleto Vespa alias Comandante Feng è una vicenda che avrebbe potuto ispirare a Sergio Leone un epico, memorabile “C’era una volta in Oriente”.

Infiltrato_Canciani_ridottoInfiltrarsi è un’arte. L’infiltrato deve saper assumere una nuova personalità, adattarsi a trattare alla pari con delinquenti di ogni risma, cercare di dimenticare i propri sentimenti,  recitare una parte da consumato attore. Ma se un attore prende una papera, al massimo si becca qualche fischio, l’infiltrato può beccarsi una pallottola o una coltellata. La posta in gioco è ben più alta, il palcoscenico è molto più pericoloso. E il sipario non si chiude mai del tutto. Il cinema e la letteratura brulicano di infiltrati di ogni risma e specie, dai poliziotti ultra addestrati, intelligenti all’inverosimile che arrivano agli estremi del ruolo, alle spie di oltre cortina cresciute in occidente con il solo scopo di combattere al soldo del defunto impero sovietico. In realtà non è necessario essere dei superman per fare l’agente sotto copertura, serve sì una particolare attitudine e la voglia di mettersi in gioco (e naturalmente una formazione specifica e intensa) ma gli infiltrati non sono altro che professionisti che svolgono un lavoro anomalo, complesso, rischioso.

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