DK_Autobiografia_190x259Fa un certo effetto vedere dallo scorso gennaio, sopra la testata di Diabolik inedito, la L che indica il cinquantesimo anno di pubblicazioni. Si tratta in realtà di una questione di numerazione editoriale: in effetti il vero cinquantennale ricorre quasi alla fine del 2012 e nel “primo anno” uscì in realtà esclusivamente lo storico numero 1, Il re del terrore del primo novembre 1962, mentre il numero 2, L’inafferrabile criminale, fu in edicola il primo febbraio 1963. Ciò non toglie che Diabolik, l’ispettore Ginko ed Eva Kant (quest’ultima apparsa per la prima volta nel numero 3, L’arresto di Diabolik, datato primo marzo 1963) siano tra i personaggi in assoluto più longevi del fumetto italiano, superati solo da Tex Willer e dai suoi pards; e che in questi quarantanove anni siano stati presenti in modo continuativo nella vita degli italiani, e non solo loro. Agli indaffarati, distratti e lontani, ricordo che Diabolik è un fumetto creato nel 1962 dalle sorelle Angela e Luciana Giussani, sulle vicende delle quali consiglio l’appassionante e documentato libro di Davide Barzi Le regine del terrore (Edizioni BD). Concepito nei primi numeri come una versione moderna della serie Fantômas di Allain e Souvestre – in cui Ginko prende il posto dell’ispettore Juve, Lady Kant quello di Lady Beltham e Gustavo Garian quello del giornalista Fandor – Diabolik ha poi assunto connotazioni proprie.

snowman_90C’è una frase che ho sentito diverse volte, naturalmente non dai miei lettori: “Io le trame troppo complicate non riesco a seguirle.” Ogni volta inarco un sopracciglio. Anche perché, specie quando la frase viene pronunciata tra le pareti di una casa editrice, sottintende una vaga discriminazione nei confronti di chi ha fatto della costruzione di trame precise e sofisticate il proprio marchio di fabbrica. È come se Bach si fosse sentito dire dal principe Leopoldo: “Johann Sebastian, vecchio mio, perché non mi scrivi qualcosa di più orecchiabile, tipo Il ballo del qua-qua?” Il kapellmeister si sarebbe strappato la parrucca e avrebbe dato in più che legittime escandescenze. Leggevo alcuni giorni fa i commenti del romanziere Stefano Di Marino su un’affermazione di un noto personaggio del mondo dell’editoria: “Oggi ai lettori di thriller della trama non importa più niente, conta solo l’atmosfera.” Riflette Di Marino: “Non posso essere d’accordo... mi sembra che si voglia creare un fronte di discussione trama contro atmosfera che non mi pare corretto né realistico. Un buon romanzo deve raccontare una storia interessante, ben congegnata, divertente per chi scrive (eh, sì!) quanto per chi legge. Se uno non è capace di fare una cosa del genere non è un narratore.”

Mothman_128x183Fino a un decennio fa ero ancora uno dei pochi ad avere sentito parlare di John A. Keel e di Mothman, il misterioso Uomo-Falena del West Virginia. Ne avevo letto su un volume edito da Fanucci, firmato proprio da Keel e intitolato Creature dell’ignoto. Nel tempo, su internet apparve un'infinità di siti dedicati a questo caso misterioso, che tornò a far parlare di sé grazie al film di Mark Pellington The Mothman Prophecies - Voci dall’ombra, interpretato da Richard Gere e Laura Linney, che al principio del 2002 conquistò le prime posizioni nelle classifiche dei box-office statunitensi ma in Italia uscì in pieni campionati del mondo di calcio, passando pressoché inosservato. A parte i critici, che lo stroncarono perché c’era Richard Gere. Certi critici cinematografici, non avendo né tempo né voglia di andare a vedere tutti i film che escono, sono soliti parlare delle pellicole senza averle viste e, per andare sul sicuro, stroncano attingendo a un repertorio di frasi fatte, su cui troneggia: “la trama è un pretesto per gli effetti speciali.”

Bull_fighter_ridottoSappiamo tutti che fino a poco tempo fa il giallo è stato un dominio angloamericano, in cui talvolta si infiltravano autori francesi e qualche figura solitaria come il nostro Giorgio Scerbanenco. Se il noir francese ha sempre avuto una propria identità, non così si può dire del giallo dei paesi confinanti. Gli autori della Spagna franchista e quelli dell'Italia democristiana erano accomunati dalla necessità di nascondersi sotto pseudonimi preferibilmente anglosassoni… usanza in parte ancora necessaria nel nostro paese. Ma negli ultimi quarant'anni qualcosa è lentamente cambiato. La riscossa mediterranea è databile al 1972 e il suo punto di partenza può essere localizzato con una certa precisione: a Barcellona alcuni scrittori decisero di darsi alla letteratura poliziesca per esprimere ciò che pensavano della loro realtà senza incorrere nelle sanzioni del regime. Tra questi figurava Manuel Vázquez Montalbán, che “per una scommessa etilica” scrisse Tatuaggio, secondo romanzo e prima vera detective story con Pepe Carvalho.

The_Old_Man_and_The_SeaNell’ennesimo tentativo di chiarire perché mai, in uno dei più generalizzati abusi della storia, tutti i thriller italiani degli ultimi anni vengano immancabilmente etichettati come noir invece che essere classificati nella categoria di competenza, hard boiled, police procedural, whodunit, mystery, etc, a seconda dei casi, si è arrivati a parlare della discrimante dell’avventura. Cioè, da un lato c’è la fantasia che galoppa sfrenata su sconfinate praterie dando corpo ai sogni. Dall’altro il minimalismo dell’antieroe, che non a torto Andrea Carlo Cappi simboleggia con la fulminante immagine del commissario cinquantenne con l’ulcera e la moglie in menopausa. Ben venga l’avventura se può salvarci dalla noia, ma non basta. L’alternanza fra l’avventura iperbolica ove gli eroi assurgono a semidei omerici o supereroi della Marvel e storie più sfumate, sobrie, con protagonisti di cui apprezziamo soprattutto i tratti che li rendono umani, fa parte dell’eterno ciclo di corsi e ricorsi.

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In occasione del centenario della morte di Emilio Salgari, avvenuta il 25 aprile 1911, Borderfiction continua a ricordare il maestro italiano dell'avventura, tuttora un punto di riferimento per le storie di frontiera e la letteratura della tensione. Due serie di articoli ci stanno accompagnando nella nostra sezione salgariana, con i contributi degli scrittori-saggisti Stefano Di Marino e Michele Tetro. Di seguito trovate un indice completo, con i link relativi, che verrà aggiornato di volta in volta.

tecumseh2Con l'ingresso alla Casa Bianca di Obama e l'uscita di scena di un George W. Bush forse malconcio sotto il profilo dell'immagine, ma ancora in piena salute, è stata forse sfatata per sempre una maledizione che dal 1840 incombe sui presidenti degli Stati Uniti eletti in un anno che termina per zero. Colpa, secondo i bene informati, di due indiani Shawnee vissuti a cavallo fra 1700 e 1800: Tecumseh e suo fratello Tenskwatawa, meglio conosciuto come il Profeta.  Tenskwatawa, fratello minore di Tecumseh, fu uomo di medicina invece che guerriero. Convinto che l’alcool e la cultura dei visi pallidi avessero corrotto il suo popolo, predicò il ritorno a costumi di vita più autentici e fondò una città popolata da suoi seguaci, Prophetstown. 
Nel 1811, Tecumseh e i suoi guerrieri attaccarono le truppe del governatore dell’Indiana, William Henry Harrison, a Tippecanoe Creek, infliggendogli gravi perdite. Grazie all’appoggio degli inglesi, Tecumseh continuò le ostilità per altri due anni, ma il 5 ottobre 1813 venne sconfitto e ucciso da Harrison.

lie_to_me_okC’è chi della menzogna ne ha fatto uno stile di vita. Ne ha affinato ogni aspetto per renderla sempre più simile alla verità, ne ha sviluppato il culto per poterne usufruire in qualunque situazione. Chi sulla menzogna ha creato il proprio mezzo di sostentamento e chi se ne serve come unico mezzo di sopravvivenza. Ma c’è anche chi ha deciso che l’arte del mentire poteva essere distrutta con l’osservazione, acuta e intelligente, e ne ha decretato la fine. Nello specifico, il soggetto che si fa carico di questo ingrato compito è rappresentato dal Dottor Cal Lightman, e non è una casualità che il suo cognome significhi uomo di luce. A dar vita a uno dei personaggi seriali più significativi degli ultimi anni è quel mostro di bravura di Tim Roth, che è passato da Le Iene a Funny Games attraverso Pulp fiction, Four rooms e La leggenda del pianista sull’oceano per approdare ad interpretare magistralmente il ruolo del Dottor Lightman, l’assoluto e indiscusso esperto in cinesica protagonista di Lie to me. E con un interprete di tale portata, è inevitabile che la serie si affidi completamente alla presenza di Tim Roth e alle sue straordinarie capacità interpretative.

true_grit_stillDal 25 dicembre 2010 negli Usa, il 10 febbraio all’apertura di Berlino, candidato a dieci Oscar (il 27), da venerdì 18 febbraio 2011 è sugli schermi italiani il nuovo film dei grandi fratelli Coen. Non l’ho visto. Ancora! Questo è l’interessante romanzo da cui è tratto il remake del film del 1969 di Henry Hathaway con John Wayne premio Oscar. Arkansas e Oklahoma. Dicembre 1875 (o giù di lì). Mattie Ross (Hailee Steinfeld, scelta fra quindicimila) si mette alla caccia dell’assassino del padre Frank, stimato e colto massone, proprietario terriero: è una piccola impertinente mocciosa 14enne, discreta cavallerizza da bambina, già contabile della benestante famiglia (madre malata, fratello e sorella più piccoli, nonno risposato in California).

oss117Alcuni anni fa, mentre lo intervistavo, il celebre scrittore di romanzi d'avventura Clive Cussler si lamentava del fatto che quasi nessuno tra le nuove generazioni di autori scrivesse più quei bei romanzi d'avventura di una volta, con un gruppo di eroi impegnati in una caccia al tesoro. Qualche eccezione c'era e c'è, naturalmente: qualche tempo prima Cussler aveva scritto lodi del romanzo Marea di Douglas Preston & Lincoln Child, due autori che, accanto alla loro produzione thriller, da tempo coltivano quella avventurosa (leggetevi in particolare due romanzi scritti da Preston in proprio, Il codice e Tyrannosaur Canyon). Potremmo fare nostra la lamentela di Cussler... ed estenderla ad altri sottogeneri della letteratura popolare, quali il romanzo spionistico-avventuroso, il romanzo di avventure criminali o il romanzo di intrighi esotici, e applicarla al contesto italiano.

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