corsaro_nero_fumettiSergio Bonelli, figlio del creatore di Tex, a sua volta creatore di Zagor e di Mister No, editore di molte delle testate di maggior successo del campo fumettistico popolare italiano, alla domanda su cosa fosse il fumetto, rispondeva che era «il cinema dei poveri». Contrariamente a quanto si può pensare, la definizione non intende affatto essere offensiva, anzi, è una lucida visione di come i comics abbiano molto in comune con l'altro medium loro coetaneo, pur godendo di una maggiore libertà di espressione. 
Del resto è improbabile che Sergio Bonelli, che è stato fino al 26 settembre 2011 l'incarnazione vivente dell'editoria fumettistica italiana, volesse rinnegare il lavoro di sceneggiatore e artefice di miti avventurosi fatto per anni da suo padre e da lui stesso, o denigrare la nobiltà di questo mezzo espressivo. Il fumetto, però, è davvero il cinema ridotto all'essenziale, cioè allo storyboard, a cui vengono aggiunti i dialoghi per mezzo delle «nuvole parlanti».

macchina_da_scrivere_depoca_thumb5Caro Scrittore in Erba, siediti e stai calmo.
Sono le prime due cose che ti tocca fare, se vuoi scrivere. Può sembrare la più banale delle affermazioni, l’uovo di Colombo, ma le regole del gioco, e del resto il gioco stesso, impongono di compiere senza piagnistei questi due semplici gesti. Dunque procedi, caro Scrittore in Erba: siediti, ripeto, e stai calmo.
Bravo, così. Perfetto. Era tanto difficile? D’ora innanzi, sei liberissimo di scrivere quello che ti pare e (perfino) dove ti pare. Scerbanenco scriveva al bar, Tolstoj pare amasse prendere appunti, e addirittura buttar giù intere pagine, nel chiasso dei mercati. Fabio Stassi, un autore contemporaneo, scrive a bordo dei treni su cui è costretto a spostarsi, suppongo per lavoro.

tutto_quel_neroGiovane e precaria, la torinese Susanna Marino accetta un lavoro insolito ma ben pagato: cercare l'unica copia di un film introvabile, secondo alcuni mai esistito, ma per il quale un misterioso cliente è disposto a pagare un quarto di milione di euro.
Susanna non si aspetta che il mestiere di «cacciatrice di pellicole» possa rivelarsi pericoloso, né immagina che ci sia qualcosa di strano in quel film in cui appare Soledad Miranda, attrice spagnola che di lì a poco e per breve tempo sarebbe divenuta a suo modo una star. Non sa che in una scena Soledad e il marito percorrono in auto la strada sulla quale sei anni dopo avranno un pauroso incidente in cui l'attrice morirà, procurando all'introvabile Un dia en Lisboa la fama di pellicola maledetta.
Ma perché Susanna, durante la sua ricerca, comincia a rivivere momenti che sembrano appartenere alla vita dell'attrice prematuramente scomparsa?

bonelliDi tutte le morti celebri che stanno tinteggiando di nero questo periodo culturalmente già nerissimo di suo, quella di Sergio Bonelli è stata per me la più dolorosa. Forse perché, a differenza dei rari maestri con cui ho avuto la fortuna di crescere – vedendomi da loro a metà strada abbando-nato causa forza maggiore - Bonelli l’ho conosciuto di persona.
Era da poco apparso in libreria il nuovo romanzo di uno scrittore mila-nese, comune amico di entrambi, il quale aveva come al solito chiamato a raccolta critici e operatori di settore per invitarli a presentare in pubblico il suo volume. Voleva gli facessi da correlatore e da mia abitudine avevo creduto opportuno informarmi sul numero e sull’identità degli altri.
"Sei sicuro di volerlo sapere?" aveva risposto lui, alimentando non di poco la mia curiosità. "Te lo dico, ma cerca di non svenire: siete tu e Sergio Bonelli."

bonelli_e_tex«Purtroppo devo comunicarvi che Sergio Bonelli è morto stamattina», annuncia il 26 settembre, in un messaggio alla mailing list di Martin Mystère riportato sulla pagina BVZM su Facebook, il fumettista Alfredo Castelli, che si dice"frastornato" dalla notizia.
Ed è una brutta notizia davvero, anche per chi non lo conosceva altrettanto bene e per le centinaia di migliaia di lettori che ne leggevano il nome sulle sue pubblicazioni. Fino a oggi, Bonelli era uno di quei personaggi del mondo reale a cui d'istinto e con affetto si attribuisce nella carne la stessa immortalità che gli spetta nella carta.

chapman_maximMolte grandi storie di spie passano tra le lenzuola. Non si tratta solo di una convenzione letteraria ispirata dai romanzi d’azione degli anni Cinquanta e Sessanta, a loro volta derivati dalla letteratura hardboiled degli anni Trenta e Quaranta. Se Hubert Bonisseur de la Bath alias OSS117 e James Bond alias 007 (in rigoroso ordine di apparizione) sono sempre tra le braccia di una donna, non è solo per solleticare i lettori, ma anche perché i loro autori, rispettivamente Jean Bruce e Ian Fleming, avevano avuto esperienza diretta del mondo dello spionaggio e sapevano come certe cose funzionassero. Tant’è vero che il grande boom della letteratura e del cinema di spionaggio coincide con gli anni Sessanta (quando tanto Bruce quanto Fleming morirono prematuramente, lasciandoci in eredità le loro creature), un’epoca in cui le regole sociali in materia di sesso cominciavano a vacillare e potevano farsi largo persino eroine come Modesty Blaise, “la bellissima che uccide” dei fumetti e dei romanzi di Peter O’Donnell, incarnata sullo schermo in versione camp da una Monica Vitti dannatamente sexy.

CPJ_2Forse è un fatto poco noto in Italia, ma nel mondo la giustizia italiana è talvolta considerata una "giustizia da spaghetti western". È la definizione data nel 2006 da alcune prestigiose testate giornalistiche statunitensi. Ora, in base a una ricerca del Committee to Protect Journalists (Comitato per la Protezione dei Giornalisti) - con sede a New York e non legato a governi o movimenti politici di sorta - alcune vicende sembrerebbero confermare questo impietoso giudizio. Tanto da indurre il CPJ a inviare il 19 aprile 2011 una lettera al Presidente della Repubblica Italiana, che riportiamo integralmente.

vampirobiancoeneroI piccoli editori ci sorprendono sempre per il coraggio innovativo e per il gusto della riscoperta. In questo caso la Keres Edizioni di Avellino pesca nel passato della narrativa gotica italiana e per la precisione riporta in auge il primo romanzo di vampiri, scritto nel 1869 dal barone Franco Mistrali, tre anni prima di Carmilla di Le Fanu e trent’anni prima di Dracula di Stoker. Il merito della riscoperta va tutto ad Antonio Daniele, appassionato di vampiri e curatore di siti Internet dedicati alla materia. Colgo l’occasione per sintetizzare una piccola storia di questo tipo di narrativa. Si può dire che in Italia non abbiamo una grande tradizione di letteratura vampirica così come non abbiamo una grande scuola di narrativa horror e di genere.

westlake2Nei primi anni ‘60 pubblicavo un romanzo all’anno, in edizione rilegata, per la Random House, e cercavo un ulteriore sbocco editoriale. A quel tempo, in America, era diffusa la convinzione che le donne comprassero i rilegati e gli uomini i tascabili: non era vero, ma così si credeva. Per questa ragione i rilegati erano più cerebrali, i tascabili più muscolari.
Decisi di lavorare a un giallo destinato al mercato dei tascabili e scrissi di un criminale chiamato Parker, che alla fine veniva arrestato, dato che all’epoca pensavo che i delinquenti finissero sempre in galera. Non pensavo di farne il protagonista di una serie di libri. Non gli diedi nemmeno un nome di battesimo, perché tutto quello che doveva fare era comparire al principio della storia e uscirne in manette all’ultima pagina.
Mi chiamarono dalla Pocket Books per chiedermi se non fosse possibile che, alla fine, Parker riuscisse a fuggire, così da ricomparire in altri romanzi. Fu un piacere dire di sì.

1._solomonLa più emblematica delle creazioni di Robert E. Howard è un avventuriero che si muove tra il culto della tradizione e il fascino dell'innovazione, tra il rispetto delle istituzioni e la furia devastatrice della barbarie, tra la mistica e l'empietà… un vero border-hero.

La recente, e per chi scrive molto deludente, uscita del film “Solomone Kane” di Michael J. Bassett potrebbe aver reso un pessimo servizio al personaggio omonimo scaturito dalla penna del papà di Conan il Barbaro, uno dei suoi primi eroi seriali ospitati sulle riviste pulp degli anni Trenta. Una produzione hollywoodiana completamente priva dello spirito del suo autore e piena di ormai vieti clichès di un cinema spettacolare ma vuoto di contenuti, baracconesco e superficiale. Spiace davvero che un personaggio emblematico ed inquietante come l’Asso di Spade del Devon sia stato così malamente “sprecato” sul grande schermo mentre invece si sarebbe prestato ad una rivisitazione degna di migliori fasti, date le sue peculiari caratteristiche che cercheremo di evidenziare in questo lavoro.

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