walkiria-nera-ritrattoEcco a voi, ritratta in una copertina di Victor Togliani, l'affascinante Kira von Durcheim, attrice tedesca degli anni Trenta dai movimentati passatempi sessuali, biondissima agente segreta e idolo delle società esoteriche del Terzo Reich e dintorni, che vedono in lei un'incarnazione della dea nordica Freya o della grande madre Iside. Kira fa pensare a un'eroina da feuilleton, con un pizzico delle leggende che hanno circondato la misteriosa Mademoiselle Docteur della Prima guerra mondiale, peraltro anche quelle in realtà creazione letteraria (la vera Fräulein Doktor non era una spia-mantide, bensì una serissima e professionale analista del servizi segreti). Ma Kira ricorda anche le eroine dei fumetti erotici italiani anni Sessanta-Settanta, specie quando viene catturata e denudata – cosa che le capita spesso – per essere sottoposta a tortura da avversari più sadici di quelli di 007 nei romanzi di Ian Fleming. Un personaggio algido e carnale al tempo stesso.

Bukowski_Scrivo_poesie1_2Riceviamo e pubblichiamo questo singolare e provocatorio "bando di concorso" lanciato in questi giorni da Edoardo Montolli, che dal blog della rivista Max si dichiara a caccia di nuovi scrittori e alla ricerca di un ipotetico Bukowski italiano. L'appello coincide casualmente con un momento particolarmente bukowskiano per l'Italia: l'uscita da Feltrinelli di tre volumi del vecchio Hank, o se preferite del vecchio Buk, insomma di Charles Bukowski. La casa editrice infatti propone nella collana Universale Economica le nuove traduzioni della fida Simona Viciani di Hollywood Hollywood e Pulp; contemporaneamente a una nuova raccolta di inediti (per l'Italia: sono tutti testi precedentemente pubblicati negli USA su riviste e selezionati a suo tempo dall'autore come meritevoli di essere riproposti in volume) che arriva nella collana Narratori Feltrinelli con il titolo Scrivo poesie solo per portarmi a letto le ragazze, libro che fa seguito alla raccolta Azzeccare i cavalli vincenti apparsa tre anni fa nei Canguri Feltrinelli. Mentre Borderfiction.com prepara uno dei suoi appuntamenti settimanali dedicato proprio a Bukowski (mercoledì 18 aprile 2012, ore 21.30) passiamo ora la parola direttamente a Montolli. Fategli vedere che cosa sapete fare: nell'ultima riga trovate l'indirizzo email a cui inviare i racconti. E intanto leggete un po' di Bukowski, che fa sempre bene.

ballataNon ci sono solo sesso, crimine e violenza nella stagione attivissima dei fumetti italiani di cui si è parlato in precedenza. Nel 1967 Hugo Pratt scrive e disegna Una ballata del mare salato, prima storia pubblicata di Corto Maltese, il personaggio che viene a rappresentare il fumetto di avventura d'autore italiano: La storia verrà riproposta successivamente, prima che in volume (qui accanto l'edizione Mondadori del 1972), sul Corriere dei Piccoli, il settimanale a fumetti del Corriere della Sera. La saga di Corto Maltese, ambientata prevalentemente tra gli anni Dieci e gli anni Venti del XX secolo, porterà il marinaio con l'orecchino in giro per il mondo e vedrà trasposizioni semianimate (nel programma RAI Gulp-Fumetti in tv), narrative e a cartoni animati.
La presenza sul «Corrierino» di serie destinate a un pubblico meno infantile di quanto lasci presumere il nome della testata nata nel 1908, porta nel 1972 a uno sdoppiamento e alla creazione di un'altra rivista-contenitore.

DK01Come si sarà intuito dai due capitoli precedenti, che coprivano rispettivamente le origini e lo sviluppo del fumetto thriller-avventuroso in Italia, non ho la pretesa di elencare tutti i comics «di genere» prodotti nel nostro paese dagli albori a oggi. Quello che sto facendo è un breve riassunto a grandi linee, a uso dei neofiti. E quindi arrivo subito alla doppia rivoluzione che si verifica a partire dagli anni Sessanta, con l'ingresso nel fumetto popolare italiano del crimine, della violenza e del sesso, a partire dai cosiddetti «fumetti con la K».
Tutto ha inizio nel novembre del 1962, quando la casa editrice Astorina delle sorelle Angela e Luciana Giussani manda in edicola la prima storia di un personaggio che all'inizio è fortemente ispirato al Fantômas di Allain e Souvestre, trasferito però dagli anni Dieci agli anni Sessanta: Diabolik, ladro e assassino, che vediamo qui accanto alla sua prima apparizione (nella quarta di copertina del n.1, anno I). Nel contempo, nascono con questo personaggio anche un formato tascabilissimo e lo schema delle tavole a due-tre vignette, che negli anni a venire saranno adottati da innumerevoli pubblicazioni a fumetti, sia neri che non (come il comico-spionistico Alan Ford di Magnus & Bunker).

the_ring_poster_t180Nella terza parte di questo articolo abbiamo seguito gli sviluppi della saga di Ju-on alias The Grudge. A questo punto, malgrado le trovate innovative di Ring, il romanzo di Koji Suzuki da cui abbiamo cominciato questo percorso sui vendicativi spettri giapponesi e i numerosi film di cui è stato ispiratore, la nostra amica Sadako Yamamura sembrerebbe condannata al confino presso una ristretta nicchia di appassionati di horror asiatico. A portare invece l'onryo di Suzuki agli onori del grande pubblico mondiale è l’intrusione, per una volta opportuna, del cinema americano, sempre a caccia di cinematografie altrui da saccheggiare.
La versione statunitense di The Ring pesca in modo geniale da tutte le versioni. La trama generale è quella del romanzo, filtrato però attraverso la prima variante cinematografica: ecco dunque la sequenza iniziale con le due studentesse, una delle quali morirà, mentre l’altra finirà in clinica sotto shock (episodio questo che si era visto in realtà nel Ringu 2 giapponese); il rapporto tra i protagonisti (la giornalista, il bambino, il padre del bambino) identico a quello della sceneggiatura di Ringu; la ricerca del sito geografico apparso nel video, in cui il vulcano giapponese originale è rimpiazzato da un suggestivo faro della costa settentrionale USA; un indizio sulla materializzazione di oggetti dalle immagini video, che dà un’indicazione precisa su cosa accadrà nel finale; la detenzione della bambina, qui ribattezzata Samara, in una stanzetta inaccessibile (episodio cui si fa riferimento invece in Ringu 0).

the-grudge

Ju-On: maledizione formulata da chi è morto in preda a un forte rancore. Si accresce nei luoghi frequentati in vita dal defunto, divenendone il kharma. Coloro che vi entrano i contatto perdono la vita. Nasce così una nuova maledizione.” (Shimizu Takashi, Ju-On)
Dopo l'excursus su The Ring e le sue versioni cinematografiche giapponesi, facciamo ora conoscenza dell'altra grande saga del saiko horaa. Non occorre l’acqua per materializzare gli onryo in Ju-On, di Shimizu Takashi, nato come progetto televisivo in due episodi e poi diventato a sua volta una saga, con tanto di remake americano e relativo sequel. Qui fulcro della vicenda non è un singolo eroe e nemmeno un singolo fantasma, bensì una casa, teatro di un orribile omicidio: un uomo, scoperto che la moglie lo ha tradito, la uccide e finisce per sterminare tutta la famiglia, compreso il bambino (non suo) il cui cadavere non viene ritrovato, e il gatto nero di casa. Il padre omicida finisce poi ucciso a sua volta per strada, inseguito dai fantasmi che si è lasciato dietro. Da quel momento, tutti i successivi inquilini della casa spariscono in circostanze misteriose. E non solo: gli spettri delle vittime della casa inseguono tutti coloro che vi entrano e che riescono a uscirne vivi, moltiplicando la maledizione. È il ju-on, il rancore maturato dalle vittime di morte violenta nei confronti dei vivi, che vengono trascinati a loro volta in un limbo tra il nostro mondo e l’aldilà.

ringu-posterNella prima parte di questo articolo abbiamo visto come lo scrittore Koji Suzuki abbia riletto la tradizione dell'onryo in chiave moderna e addirittura tecnologica. E dopo qualche anno i suoi libri vengono trasposti sullo schermo, dando vita al filone del saiko horaa. Il primo esperimento, oggi dimenticato, è un tv movie del 1995 (Ringu: Kanzen-ban, regia di Chisui Takigawa), ragionevolmente fedele al romanzo anche in alcuni punti particolarmente delicati (specie riguardo alla sessualità di Sadako) ma meno impressionante dei suoi successori. Tuttavia due anni dopo il cinema si impadronisce della vicenda, trasformandola in un clamoroso successo.
Il primo Ring cinematografico (o Ringu, alla giapponese) porta nella sceneggiatura alcune modifiche tese a semplificare la storia e a compattare i personaggi, modifiche che verranno poi in larga parte adottate anche nella versione americana, insieme a qualche suggestione proveniente da Dark Water, altro romanzo di Koji Suzuki che condivide con Ring il tema dell’orrore nell’acqua. Ma Ringu, girato nel 1997 da Hideo Nakata e giunto sugli schermi giapponesi il 31 gennaio 1998, introduce qualche cambiamento arbitrario che non solo complica inutilmente la trama ma soprattutto si ripercuoterà disastrosamente anche sui seguiti.

The_Ring_before_you_die“Ci sono tre condizioni che devono verificarsi perché nel mondo permanga oltre la morte una volontà maligna. Uno spazio chiuso, l’acqua e una morte lenta… In altre parole, se qualcuno muore lentamente, in uno spazio chiuso e in presenza dell’acqua, di solito lo spirito vendicativo di quella persona continuerà a infestare il luogo.” (Koji Suzuki, Ring)
L'uscita in edicola dell'antologia Onryo, avatar di morte nella collana Urania di Mondadori (gennaio 2012) riporta alla luce un tema che negli anni Novanta ha dominato la produzione cinematografica giapponese: quello appunto degli onryo – spettri di uomini, donne e bambini vittime di violenze – che tornano tra i vivi carichi di odio e rancore nei loro confronti.
Nel Giappone di fine millennio i fantasmi della tradizione, risalente all'VIII secolo e spesso celebrata dal teatro kabuki che ne ha codificato l'aspetto esteriore, si sono inevitabilmente fusi con la tecnologia: improvvisamente telefoni fissi, cellulari e videoregistratori (il dvd non era ancora così diffuso) diventavano veicoli di angoscia e di morte.

the-black-stilettoImmaginate di tornare nella vostra vecchia casa di famiglia e scoprire che vostra madre… sì proprio lei, quella donna che vi rimbrottava quando rientravate tardi la sera e che forse,ancora oggi, si preoccupa se non mangiate abbastanza anche se avete quasi quarant’anni e un principio di pancetta (si chiamano maniglie dell’amore)… Dicevo: scoprire che vostra madre, quando era giovane, era una sorta di Wonder Woman “de noantri”. Sarebbe uno shock per chiunque. Lo è stato sicuramente per Martin, il figlio di Judy, la protagonista di The Black Stiletto, il nuovo romanzo di Raymond Benson, pubblicato negli Stati Uniti ma ancora inedito in Italia.

Marilyn_DKRiprendiamo dall'articolo precedente il discorso del fumetto visto come cinema... a basso budget. Rispetto al cinema, il fumetto non ha nemmeno problemi di casting, si può scegliere il volto che si desidera. Per esempio quello di Rupert Everett per Dylan Dog, ben prima che l'attore fosse scritturato per Dellamore Dellamorte. Per fare un altro esempio, nell'ambito di Cartoomics 2012 una mostra su Marilyn Monroe come è stata vista dal fumetto italiano: il volto dell'attrice è stato usato per intepretare un personaggio in Diabolik, (si veda l'immagine qui accanto), uno in Ken Parker e persino se stessa in uno storia gialla di Milani & Toppi sul Corriere dei Ragazzi.
Quindi non dev'essere una coincidenza se lo sviluppo del fumetto popolare italiano, in particolare quello di avventura, coincide con gli anni Trenta, epoca in cui con Cinecittà si consolida l'industria cinematografica nazionale. Gli italiani cominciano a sognare per immagini. E si verifica lo stesso fenomeno che sta accadendo per la narrativa thriller: la nuova collana I Libri Gialli nata presso Mondadori nel 1929 ha portato in Italia la narrativa mystery britannica e americana e subito alcuni autori italiani si cimentano, malgrado le imposizioni del regime, nello stesso genere; tra loro un giovane Giorgio Scerbanenco, che trent'anni dopo aprirà la strada al noir italiano.

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