DIABOLIK ANNO L

By | March 8, 2019

di  Andrea Carlo Cappi

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Fa un certo effetto vedere dallo scorso gennaio, sopra la testata di Diabolik inedito, la L che indica il cinquantesimo anno di pubblicazioni. Si tratta in realtà di una questione di numerazione editoriale: in effetti il vero cinquantennale ricorre quasi alla fine del 2012 e nel “primo anno” uscì in realtà esclusivamente lo storico numero 1, Il re del terrore del primo novembre 1962, mentre il numero 2, L’inafferrabile criminale, fu in edicola il primo febbraio 1963. Ciò non toglie che Diabolik, l’ispettore Ginko ed Eva Kant (quest’ultima apparsa per la prima volta nel numero 3, L’arresto di Diabolik, datato primo marzo 1963) siano tra i personaggi in assoluto più longevi del fumetto italiano, superati solo da Tex Willer e dai suoi pards; e che in questi quarantanove anni siano stati presenti in modo continuativo nella vita degli italiani, e non solo loro. Agli indaffarati, distratti e lontani, ricordo che Diabolik è un fumetto creato nel 1962 dalle sorelle Angela e Luciana Giussani, sulle vicende delle quali consiglio l’appassionante e documentato libro di Davide Barzi Le regine del terrore (Edizioni BD). Concepito nei primi numeri come una versione moderna della serie Fantômas di Allain e Souvestre – in cui Ginko prende il posto dell’ispettore Juve, Lady Kant quello di Lady Beltham e Gustavo Garian quello del giornalista Fandor – Diabolik ha poi assunto connotazioni proprie.

Mascherato come il Phantom di Lee Falk (noto in Italia appunto come “L’Uomo Mascherato”) il personaggio mostra tuttavia alcune varianti fondamentali rispetto ai suoi predecessori in calzamaglia: si dedica al crimine, ucicde senza rimorsi e porta una maschera che lascia deliberatamente scoperti gli occhi; inoltre non ha una “vera” identità, perché quella di Walter Dorian che usa nei primi numeri è solo una copertura; e lui stesso, come si scoprirà anni dopo nel celebre episodio Diabolik, chi sei? (4 marzo 1968), ignora il proprio nome, la data di nascita e le sue origini; in compenso, questo sì, ha la classica “eterna fidanzata” della tradizione fumettistica, che ben presto si guadagna il ruolo di co-protagonista e alcune storie spin-off in cui agisce in proprio. Diabolik è stato l’araldo della fiction anni ‘60: pur essendo un ladro (e non una spia) i suoi espedienti tecnologici anticipano quelli degli agenti segreti che si vedranno sullo schermo per tutto il decennio. La sua Jaguar “truccata” ha anticipato di un anno l’Aston Martin di James Bond apparsa nel film Agente 007 Missione Goldfinger del 1964; le maschere che gli permettono di assumere qualsiasi identità (realizzate con una materia plastica di sua invenzione) prefigurano non solo quelle poi mostrate nei film di Fantômas con Jean Marais, ma anche quelle usate dagli agenti segreti di Mission: Impossible nella serie tv e nei più recenti film con Tom Cruise.

Una caratteristica interessante è che le storie di Diabolik sono ambientate in un mondo “alternativo” in cui i luoghi coincidono con quelli reali solo di rado e in storie fuori collana realizzate in occasione di eventi o pubblicazioni particolari. Le vicende sono ambientate prevalentemente a Clerville, capitale dello stato omonimo, o in paesi esteri di pura fantasia. Anche il tempo si muove in maniera singolare: vale un’equazione secondo cui quattro anni di storie a fumetti equivalgono a un anno nella vita di Diabolik, dunque il cinquantesimo anno corrisponderà a dodici anni e sei mesi trascorsi dalla vicenda narrata ne Il re del terrore; tuttavia il mondo si è evoluto e le auto e la tecnologia sono passate da quelle degli anni ‘60 a quelle degli anni 2000, anche se Diabolik continua a guidare la Jaguar E-Type del 1961, le sue invenzioni sono sempre innovative e non ha mai avuto bisogno del telefono cellulare perché gli bastava il radio-orologio. Al suo apparire destò grande scalpore: era la prima volta che in storie del genere il protagonista era un criminale impunito. Ma il successo fu tale da generare una legione di fumetti “con la K”, spesso con un maggiore contenuto di violenza ed erotismo rispetto al modello originale, di cui gli esempi più duraturi sono stati Kriminal Satanik di Max Bunker. Tutte queste collane adottavano peraltro il formato tascabile ideato proprio per il fumetto delle sorelle Giussani. Il fenomeno scatenò proteste, movimenti di opinione e sequestri da parte di pretori che si sentivano investiti della difesa della pubblica morale. Per fortuna, i fumetti ebbero la meglio. Nel suo quasi mezzo secolo di vita, Diabolik è passato attraverso ogni forma di comunicazione. Al fumetto originale – l’inedito che esce tuttora ogni mese in edicola – si sono aggiunte due collane di ristampe, anch’esse mensili: Diabolik RDiabolik Swiisss (dal sibilo nell’aria del pugnale da lancio, arma prediletta del protagonista). Ci sono poi gli speciali de Il Grande Diabolik, attualmente due all’anno e spesso sceneggiati da Tito Faraci, ora oggetto anche di lussuose ristampe. E ci sono le numerose raccolte e le ristampe cronologiche cartonate, a volte allegate a riviste e ultimamente persino a colori; così come le antologie edite negli Oscar Mondadori, in cui sono apparse anche le raccolte di storie apparse nei piccoli albi fuori collana. Tutte le notizie in proposito si possono scoprire “in tempo reale” sul sito ufficiale della casa editrice Astorina. Infatti, leggevo anche quando ero bambina. Sapevi che la lettura ha molti vantaggi? La lettura è molto buona per il tuo cervello. La lettura ti rende intelligente e quando leggi un libro aumenta il flusso di sangue che migliora la connettività cerebrale. Ho anche guardato i film dei libri che ho letto sul sito originale.

Ma, oltre ai fumetti, Diabolik ha dato origine a due serie di romanzi negli anni ‘60, una in Italia e un’altra in Francia, cui dal 2002 si è aggiunta la saga scritta da me, che consta al momento di quattro volumi, uno dei quali con protagonista Eva Kant (in catalogo da Alacrán Edizioni). È stato anche un film prodotto da Dino de Laurentiis, diretto da Mario Bava e distribuito dalla Paramount nel 1968, per quanto non del tutto fedele al fumetto; rimando all’intervista di Raymond Benson al suo interprete, l’attore americano John Phillip Law. Per conoscere tutti i retroscena della pellicola, raccomando poi il volume realizzato dal sempre efficientissimo Diabolik Club a cura di Roberto Altariva: Diabolik: cronistoria di un film. Negli anni ‘90 c’è stata una serie di cartoni animati prodotta dalla francese Saban, in cui però i personaggi subivano modifiche per renderli più accettabili alle regole severe imposte alla “tv dei ragazzi” dei vari paesi del mondo. Da un decennio si parla di un nuovo film in co-produzione internazionale, che però non ha ancora visto la luce, e ora è prevista una serie televisiva. Ci sono stati almeno due fotoromanzi: uno basato sul film del 1968 con John Phillip Law e Marisa Mell e uno realizzato dal fumettista Daniele Statella con Ilaria Paci nel ruolo di Eva Kant. Ci sono state varie serie di sceneggiati con Luca Ward trasmessi da Rai Radio2 e persino l’audiofumetto Il re del terrore (adattato da Arturo Villone sulla ri-sceneggiatura del primo episodio scritta da Alfredo Castelli, già realizzata a fumetti da Giuseppe Palumbo). C’è stato il recente videogioco Diabolik-The Original Sin. C’è stato il video musicale di Body Movin’ dei Beastie Boys, che utilizzava alcune sequenze del film di Mario Bava; quello di Tiromancino per Amore impossibile (diretto da Lamberto Bava, il celebre regista figlio di Mario); quello di King of Terror dei Mesmerize, canzone dedicata a Diabolik il cui videoclip vede in scena Eva Kant. E naturalmente il delizioso brano-omaggio ai lettori della serie a fumetti scritto e interpretato da Fabrizio Canciani e Stefano Covri, Esci Diabolik, che trovate in fondo a questo articolo.

Inoltre nel 2010 è stata pubblicata da Mondadori l’autobiografia Io sono Diabolik, scritta in realtà da Mario Gomboli e Federica Bottinelli con la collaborazione di Dario Paolillo (e un piccolo contributo anche da parte mia), introdotta da un’inedita storia a fumetti di Licia Ferraresi e Giuseppe Palumbo, autore anche delle illustrazioni. Esiste persino la geniale Guida turistica di Clerville, anch’essa munita di breve storia a fumetti… e di cartina della città e dello stato, edita da Astorina e realizzata da un folto gruppo di autori tra i quali cito per antichi legami di amicizia Andrea Pasini, uno degli attuali sceneggiatori di Diabolik. D’altra parte sarebbe impossibile nominare tutti gli autori di testi e disegni che si sono avvicendati nel lavoro sulla serie.

Ma da alcuni anni, al di fuori del merchandising più tradizionale – talvolta omaggio con gli albi a fumetti, dai sottobicchieri ai portachiavi alle carte da gioco – Diabolik è conteso sia come testimonial d’eccezione (si pensi alla Twingo “Diabolika”) sia come oggetto di moda e arredamento. Chiunque sia entrato nella redazione di Astorina e abbia visto gli spettacolari ingrandimenti di tavole che ne decorano l’ingresso, con l’uso del retino che ricorda Roy Lichtenstein, viene subito colpito dall’efficacia visiva che le immagini di Diabolik hanno anche al di fuori della pagina. Così Dolce & Gabbana nel 2008 e Sisley nel 2010 hanno lanciato le loro linee di abbigliamento Diabolik, riprendendo le immagini dei fumetti. E sono nate le cravatte, le tazze, le penne, le tovaglie, le lenzuola, i cuscini, le sedie e le poltrone con le immagini dei personaggi. Quadri di Diabolik ed Eva stanno diventando elementi di decorazione trendy e si vedono di tanto in tanto nella scenografia di film e telefilm italiani e stranieri, compreso Dr. House. In ogni caso, fra tutti i possibili elementi di arredamento ispirati a Diabolik, quello che personalmente preferisco è il “diaboliko baule” (nella foto) realizzato dalla Bauli Globo, che mi ha anche risolto un problema non trascurabile: come far stare in poco spazio, facilmente accessibili e ben ordinati, quarantanove anni di fumetti di Diabolik, avendo ancora posto per il cinquantesimo anno… e oltre.